Recovery Plan, c’è la bozza da 222,9 miliardi: tutte le misure e gli investimenti

In oltre 170 pagine sono esposte le strategie, i progetti, le risorse per far ripartire l’Italia. Ecco tutti i settori di intervento e i relativi fondi

Un piano che è una svolta, un cambio di rotta decisivo. Eccola finalmente la bozza del Recovery Plan, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, inviata a tutti i ministri in vista del prossimo Cdm fissato per martedì 12 gennaio alle 21.30, dopo la revisione in seguito al confronto con le forze di maggioranza.

“Il Recovery Plan dobbiamo approvarlo domani sera. Vogliamo fare il Consiglio dei ministri domani sera, dobbiamo correre” ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Tg3. “Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa” si legge.

Cosa c’è nella bozza del Recovery Plan

“In oltre 170 pagine sono esposte le strategie, i progetti, le risorse per far ripartire l’Italia. Ora nel Governo, in Parlamento e nel Paese si apre la fase di analisi, miglioramento, decisione”, ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Ciò che si apprende è che sono confermati i 19,72 miliardi per la sanità, i 46,18 per la digitalizzazione e i 68,90 per la rivoluzione verde che erano stati annunciati.

Le risorse previste dal piano Next Generation Eu italiano, che punta a virare le politiche nazionali sui temi dello sviluppo sostenibile, della digitalizzazione, dell’innovazione e della riduzione delle diseguaglianze, ammontano a 222,9 miliardi di euro, di cui 144,2 miliardi di euro per nuovi interventi. Si arriva a 310 miliardi di euro se si considera anche la programmazione di bilancio per il quinquennio 2021-27.

Gli impatti stimati sulle principali variabili macroeconomiche, da cui si evidenzia in particolare che la crescita del Pil nel 2026, l’anno finale del Piano, risulterebbe più alta di 3 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale di base.

Il Piano verrà accompagnato da una serie di riforme per “rafforzare l’ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno rallentato gli investimenti”. Prevista la riforma della concorrenza, della giustizia, del mercato del lavoro e del fisco, in particolare dell’Irpef.

L’obiettivo è la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, in particolare per i contribuenti con reddito basso e medio-basso, in modo da aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso e incentivare l’occupazione delle donne e dei giovani.

Nella nuova versione del Piano, il “significativo” aumento di risorse relative alla cultura e al turismo non corrisponde solo all’esigenza di sostenere gli ambiti più colpiti dagli effetti del Covid-19, al fine di recuperare il potenziale di crescita. NGEU non è solo un progetto economico e ambientale, si legge.

È un progetto culturale europeo che qualifica gli obiettivi di sostenibilità dello sviluppo. L’investimento strategico in tutta la catena del valore della cultura e del turismo è essenziale per diffondere lo sviluppo sostenibile a livello territoriale, per realizzare l’inclusione sociale dei giovani attraverso le industrie culturali e creative e l’attività sportiva e per accompagnare il risanamento delle aree urbane e la ripresa delle aree interne”, prosegue il documento.

>>> Scarica qui la bozza del Recovery Plan in pdf <<<

6 Missioni

Il PNRR si articola in 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del governo. Le Componenti si articolano in 47 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti.

I singoli Progetti di investimento sono stati selezionati secondo criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi, a maggiore impatto sull’economia e sul lavoro. A questi criteri è stata orientata anche l’individuazione e la definizione sia dei progetti in essere che dei nuovi progetti. Per ogni Missione sono indicate le riforme necessarie a una più efficace realizzazione, collegate all’attuazione di una o più Componenti.

Le sei Missioni del PNRR rappresentano aree tematiche strutturali di intervento: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute.

Digitalizzazione

46,18 i miliardi destinati al capitolo Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. In particolare, si tratta di 11,45 miliardi per la digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, 26,73 miliardi per il sistema produttivo e 8 miliardi per l’innovazione nel turismo e cultura 8 miliardi.

Rivoluzione verde

Al capitolo Rivoluzione verde e transizione ecologica spetta la fetta più grande della torta, con 68,90 miliardi. Per Impresa Verde ed Economia Circolare 6,30 miliardi; per Transizione energetica e mobilità locale sostenibile 18,22 miliardi; per Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici 29,35 miliardi; per Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica 15,03.

Mobilità sostenibile

31,98 invece i miliardi destinati alle Infrastrutture per una mobilità sostenibile. 28,30 miliardi per Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale e per 3,68 miliardi per Intermodalità e logistica integrata.

Istruzione e ricerca

28,49 i miliardi previsti per Istruzione e ricerca, di cui 16,72 per Potenziamento delle competenze e diritto allo studio e 11,77 per il passaggio Dalla ricerca all’impresa.

Inclusione e coesione

27,62 i miliardi previsti per Inclusione e coesione: 12,62 per Politiche per il Lavoro; 10,83 per Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore; 4,18 per Interventi speciali di coesione territoriale.

Il PNRR mira all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, all’accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani, al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Mezzogiorno.

Salute

Sono confermati i fondi, già aumentati, per la Salute, che arrivano a 19,72 miliardi. Di questi, 7,9 vanno per Assistenza di prossimità e telemedicina e 11,82 per Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria.

La prima componente, Assistenza di prossimità e telemedicina, mira a potenziare e riorientare il servizio sanitario nazionale verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria; a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali garantendo omogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza – LEA e a potenziare la prevenzione e l’assistenza territoriale, migliorando la capacità di integrare servizi ospedalieri, servizi sanitari locali e servizi sociali.

La missione è divisa in 2 componenti ed è focalizzata su due elementi: il primo è su un cambio di paradigma nell’assistenza sociosanitaria basato sullo sviluppo di una rete territoriale che consenta una vera vicinanza alle persone secondo un percorso integrato che parte dalla casa come primo luogo di cura, per arrivare alle Case della comunità e quindi alla rete ospedaliera. Il secondo elemento è dato dall’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN.

La seconda componente, Innovazione dell’assistenza sanitaria, è finalizzata a promuovere la diffusione di strumenti e attività di telemedicina, a rafforzare i sistemi informativi sanitari e gli strumenti digitali a tutti i livelli del SSN, a partire dalla diffusione ancora limitata e disomogenea della cartella clinica elettronica. Rilevanti investimenti sono quindi destinati all’ammodernamento delle apparecchiature e alla realizzazione di ospedali sicuri, tecnologici e sostenibili.

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