Polizze vita dormienti, caccia ai beneficiari: mezzo miliardo in ballo

I premi assicurativi che non saranno riscattati andranno alle casse dello stato

Polizze vita e premi assicurativi mai reclamati per quasi mezzo miliardo di euro, i dati sono stati resi noti dall’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), che attualmente è a caccia dei beneficiari. Il problema è che i soldi, pur essendo destinati a privati, rischiano di finire direttamente nelle casse dello Stato, in quanto somme “dormienti” e non reclamate.

Polizze vita dormienti, cosa sono

Le polizze vita “dormienti” sono polizze assicurative che, per vari motivi, non sono state riscosse dai beneficiari e che, per questo motivo, giacciono presso le imprese di assicurazione. Rientrano in questa categoria, per esempio, le polizze sulla vita che non sono mai state incassate dai beneficiari, poiché magari nessuno – oltre il soggetto deceduto – ne era a conoscenza.

Se nessuno le reclama, di fatto, passati 10 anni è come se le polizze passassero in prescrizione e, di conseguenza, il legittimo proprietario diventa il Ministero delle Finanze. Difatti, in base all’art. 1, comma 343, della legge n. 266/2005: le somme relative alle polizze vita prescritte sono da conferire al “Fondo rapporti dormienti”, istituito presso la CONSAP, ovvero alla Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici, società controllata totalmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’indagine Ivass, caccia a 23 mila beneficiari: quasi mezzo miliardo in ballo

L’Ivass è da tempo impegnato a “risvegliare” queste polizze, per far sì che le relative somme siano pagate ai legittimi beneficiari e non vadano in prescrizione.

L’ultima indagine dell’Istituto sulle polizze dormienti è stata pubblicata proprio recentemente sul sito internet ivass.it (clicca qui per il testo integrale) e, dati riportati nero su bianco, conferma che attualmente l’ammontare di polizze vita dormienti in imprese estere ammonta a quasi mezzo miliardo di euro. Il numero dei beneficiari delle assicurazioni non riscosse, in particolare, è pari a 23.392 (che è il totale di polizze da liquidare), per un ammontare di 492.122.741 di euro non riscossi.

L’indagine è stata svolta dall’Ivass dopo essersi messa in contatto con le imprese estere che non erano riuscite autonomamente a verificare l’avvenuto decesso degli assicurati. A queste è stata data la possibilità di inviare all’Istituto i codici fiscali degli assicurati, e così è stata avviata una verifica in cooperazione con l’Agenzia delle Entrate che ha incrociato i suddetti codici fiscali con i dati sui decessi presenti nella Anagrafe Tributaria.

L’emergenza Coronavirus, ha fatto sapere l’Istituto, ha ostacolato e rallentato la ricerca, nonché il contatto dei beneficiari delle polizze dormienti ma, comunque, per mitigare il fenomeno, sono stati già programmati diversi interventi in tal proposito.

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