Evasione fiscale, così nel decreto di agosto prosegue la lotta al contante

Il Governo sta pensando di riprendere in mano il dossier anti-cash, interrotto dalla crisi coronavirus, nella manovra estiva: i dettagli

Dal pacchetto fiscale alle misure di sostegno all’occupazione, c’è attesa per la manovra estiva che dovrà essere finanziata dal nuovo scostamento di bilancio da 25 miliardi di euro richiesto dal Governo. Per il 2021, invece, l’Esecutivo prevederebbe un disavanzo aggiuntivo da 6,1 miliardi, con un miliardo che dovrebbe essere dedicato a un tema che si trova al centro dell’agenda governativa di contrasto all’evasione fiscale: la lotta al contante.

Lotta al contante, un dossier incompiuto

Dal primo luglio scorso, la soglia per l’utilizzo del contante si è abbassata da 3.000 euro a 2.000 euro, che scenderanno a 1.000 il 1° gennaio 2022. Pena, una sanzione molto salata che può arrivare fino a 50mila euro per operazione. La norma è contenuta nell’ultima legge di bilancio, che prevedeva originariamente un capitolo di 3 miliardi di euro per finanziare incentivi all’abbandono del contante, poi “sfumati” nel decreto di maggio. L’occasione per riprendere in mano il dossier sarà dunque il decreto agostano.

Il contrasto all’evasione fiscale e la lotta al contante diventano temi centrali anche in vista della tanto annunciata e attesa riforma fiscale a cui sta lavorando l’Esecutivo. Soprattutto, data l’intenzione del Mef di eliminare il sistema di saldo e acconto, rivoluzione caldeggiata anche dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Se dunque, come ha spiegato il ministro Gualtieri, l’intenzione è quella di calcolare le imposte dovute sugli incassi effettivi, questi ultimi dovranno essere, a maggior ragione, tracciabili.

Il doppio binario della lotta al contante

Prima dell’emergenza sanitaria, il Governo aveva messo in conto un “doppio binario” per la lotta al contante: misure e obblighi per scoraggiarne l’utilizzo, e incentivi per facilitare il cambiamento delle abitudini dei cittadini italiani, notoriamente molto affezionati al cash.

Sul primo fronte si è deciso quanto è poi entrato in vigore il primo luglio scorso: il divieto di pagamenti in contante sopra la soglia di 2.000 euro e di utilizzo di una serie di detrazioni fiscali per le spese effettuate con strumenti non tracciabili. Sul secondo, invece, c’è il credito d’imposta del 30% sulle commissioni sostenute da esercenti e professionisti per i pagamenti tramite Pos.

Il “bonus befana” e il nuovo piano

Si era però anche parlato di un bonus, definito “bonus befana”, finanziato con 3 miliardi di euro, che avrebbe reso più convenienti gli acquisti tacciabili del 2020. Sarebbe dovuto arrivare a gennaio 2021, e avrebbe dovuto riguardare le spese effettuate con strumenti tracciabili a partire dal primo luglio 2020.

La crisi, però, ha temporaneamente congelato l’iniziativa: il Decreto Rilancio ha infatti attinto a quel fondo per finanziare altre iniziative. È probabile, dunque, che sarà la manovra estiva a riprendere in mano quel dossier. Risorse, naturalmente, permettendo. E a questo proposito, per il momento, la distribuzione dei 25 miliardi di deficit aggiuntivo dovrebbe garantire:

  • 10 miliardi a Cig e lavoro;
  • 5,2 miliardi a Regioni ed enti locali;
  • 3,8 ai rinvii al pacchetto fiscale;
  • 1,2-1,3 alla scuola;
  • 800 milioni al fondo di garanzia Pmi.

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