Donazioni ai partiti, chi ha incassato di più nel 2020 e chi sono i più generosi

Secondo i dati raccolti da Transparency International Italia, nel 2020 sarebbero stati donati ai partiti circa 21 milioni di euro

Transparency International Italia è un’associazione contro la corruzione che, da tre anni, raccoglie ed elabora i dati relativi ai finanziamenti ai partiti. Anche se le informazioni sui donatori sono parziali e il ruolo di fondazioni, associazioni e comitati resta opaco, nonostante l’associazione abbia chiesto (invano) un regolamento che imponga maggiore trasparenza per partiti e fondazioni.

A prescindere dalla parzialità dei dati, la panoramica del 2020 mostra come i soggetti politici abbiano ricevuto 21 milioni di euro da donazioni private contro i 27 milioni di euro del 2019: un calo del 22%. Ma quali sono quelli che hanno guadagnato di più?

Donazioni ai partiti, chi ha incassato di più nel 2020

I 21 milioni di euro del 2020 proverrebbero da 1.500 donatori che avrebbero effettuato 12 mila versamenti. Il partito ad aver incassato di più lo scorso anno sarebbe stato il Movimento 5 Stelle con 7,9 milioni di euro, seguito da Lega (6,2 milioni di euro) e Partito democratico (2,4 milioni di euro). Stesso podio del 2019.

Il principale donatore del M5S risulterebbe essere il ‘Comitato Iniziative 5 Stelle‘, creato nel 2019 per organizzare l’evento ‘Italia 5 Stelle‘ (e festeggiare i 10 anni del M5S): avrebbe girato al partito circa 140 mila euro. Il comitato farebbe parte della rete di 6 tra fondazioni e associazioni vicine al Movimento (tra cui Rousseau).

Dei 21 milioni di euro donati ai partiti nel 2020, 17,7 proverebbe da parlamentari o ministri. Tra le persone fisiche, i principali donatori risulterebbero essere:

  • Emma Bonino (68 mila euro a +Europa e 45 mila a Radicali Italiani);
  • Lupo Rattazzi (imprenditore, 105 mila euro a Italia Viva);
  • Vilma Moronese (senatrice, 73 mila euro al Movimento 5 Stelle, da cui è stata espulsa dopo il no al governo Draghi);
  • Alfredo Messina (senatore e tesoriere di Forza Italia, 72 mila euro al suo partito);
  • Gianfelice Rocca (industriale, 100 mila euro ad Azione di Calenda);
  • Vito Petrocelli (senatore M5S, 67 mila euro al suo partito).

Tra le persone giuridiche:

  • Fondazione Arvedi Buschini (100 mila euro ad Azione);
  • Fininvest (100 mila euro a Forza Italia);
  • Seda Italy (azienda di imballaggi, 67 mila euro a Forza Italia),

Donazioni ai partiti, da quando non c’è più il finanziamento pubblico

Lo scandalo di Tangentopoli, venuto a galla nei primi anni Novanta, ha scosso l’opinione pubblica e fatto montare un sentimento di indignazione culminato, nell’aprile 1993, con la votazione del referendum abrogativo promosso dai Radicali italiani e dal comitato Segni per rimuovere il finanziamento pubblico ai partiti (con il 90,3%).

Il finanziamento pubblico ai partiti è stato formalmente abolito dal governo Letta con il decreto legge 47/2013, successivamente convertito in legge (13/2014). La norma ha abolito i rimborsi elettorali che avevano rimpiazzato il finanziamento vero e proprio, eliminato col referendum del 1993.

Restano però le forme di finanziamento indiretto:

  • i gruppi dei partiti rappresentati in Parlamento ricevono contributi per finanziare le loro attività istituzionali in base ai regolamenti della Camera (art. 15 comma 4) e del Senato (art. 16 commi 1-2). Fondi erogati attingendo al bilancio della Camera e del Senato, a loro volta finanziati con soldi pubblici;
  • c’è poi il finanziamento privato: dal ‘2 per mille‘ (che si può destinare ai partiti o allo Stato quando si dichiara il reddito) alle donazioni private (in parte detraibili, fino a 30 mila euro, e comunque mai maggiori di 100 mila euro).

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