Dl Sostegni, codici Ateco addio: per gli aiuti c’è un nuovo parametro

Con il provvedimento licenziato venerdì, il governo Draghi ha rottamato uno degli indici più discussi per l'individuazione delle attività produttive

Addio ai codici Ateco. A rottamare il numero per la classificazione delle attività economiche come criterio cardine per la ricezione degli aiuti economici è il decreto legge approvato venerdì in Consiglio dei Ministri. Si tratta del provvedimento che porta il nome di “decreto Sostegni”, 32 miliardi di aiuti destinati, tra gli altri, alle piccole e medie imprese soffocate dalla stretta dei reiterati lockdown.

A chi si è destinato il Dl Sostegni

Sono 3 milioni gli esercizi ai quali si rivolge l’ultima misura licenziata dal governo di Mario Draghi. Pmi tra i cui requisiti compare quello di un giro d’affari fino a 10 milioni di euro, ma non l’Ateco, la cui cattiva fama, accumulata durante i precedenti esecutivi, dipendeva proprio dalla presunta incapacità di perimetrare con esattezza le tipologie di attività alle quali indirizzare le misure anti-Covid, dando vita così ad alcuni automatismi bollati come contraddizioni dalle categorie interessate.

Ma la platea a cui il decreto legge si rivolge comprende anche i professionisti “ordinistici”, cioè il popolo delle partite IVA e dei titolari d’impresa o professione residenti o stabiliti nel territorio italiano, compreso chi è iscritto alle Casse di previdenza private.

Rottamato il codice Ateco, ecco il nuovo principio ordinatore

Il nuovo parametro di misurazione non è più quindi il codice Ateco, ma il danno accumulato su base annuale. In particolare, potranno accedere ai sostegni le attività che hanno subito un calo del fatturato di almeno il 30 per cento, da calcolare sulla media mensile delle perdite tra il 2019 e il 2020.

Lo stesso vale per i professionisti ordinistici, un gruppo fino ad adesso escluso dai ristori, ai quali però l’esecutivo di unità nazionale ha deciso di indirizzare parte dei 32 miliardi di euro messi in campo grazie all’allentamento dei vincoli di bilancio concordato in Europa.

Anche per le partite IVA, i minori guadagni dovranno essere quantificati facendo un confronto tra l’anno scorso e quello prima. Insomma non più solo il mese di aprile 2020.

Le cinque fasce di indennizzo

Per i sostegni sono stati previsti cinque scaglioni misurati sulla dimensione del giro di affari. Si parte da una copertura del 60 per cento per le attività fino ai 100mila euro, una percentuale che scende al 50 nel range tra i 100 e i 400mila euro. Lo Stato erogherà un indennizzo per il 40 per cento alle imprese con il fatturato fino a un milione. Del 30 invece la percentuale degli aiuti per ricavi annuali fino ai 5 milioni, 20 per cifre ancora superiori e comunque non minori di 10 milioni.

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