Dl Rilancio, la protesta delle partite Iva: “Non paghiamo gli F24”

Il 60% dei lavoratori autonomi ha perso almeno un terzo del proprio fatturato a causa del Coronavirus. Ma il Governo continua a non trovare la soluzione adeguata per loro

Partite Iva sul piede di guerra. Il 60% di loro ha perso almeno un terzo del proprio fatturato a causa del Coronavirus. E ora il Governo Conte, con il nuovo decreto Rilancio, sembra non aver risolto ancora la grave situazione in cui versano moltissimi lavoratori autonomi, che, oltre a non aver preso il bonus 600 euro prima, oppure avendolo ottenuto ma trovandosi a gestire una grave crisi economica, ora si trovano a fare i conti con una ripresa post-lockdown che non arriverà.

L’azione di protesta di Federcontribuenti

“La montagna ha partorito il topolino” denuncia Federcontribuenti. Ora, liberi professionisti e autonomi, a seguito dei danni economici determinati dalla pandemia e dall’aggravamento dello scenario nazionale, si stanno organizzando.

Federcontribuenti sta chiamando a raccolta tutte le partite Iva d’Italia per fare fronte comune e differire, tutte insieme, il pagamento di tutti i versamenti a mezzo F24, avvalendosi della normativa fiscale vigente. Un’azione che vuole rendere “visibile e plateale” il gesto di protesta di milioni di tax payers di questo Paese, spiega l’associazione dei contribuenti.

A maggio sono scadute le rate Inps e Inail, i debiti sono stati rimandati al 16 settembre, “sarà una ecatombe per le circa 5 milioni di partite Iva” attacca. Le piccole imprese, cioè commercianti e artigiani, hanno ricevuto questo mese le rate Inps e Inail per circa 1.300 euro che possono spostare a settembre, quando scadranno altre rate Inps e Inail e si troveranno a dover pagare circa 2.600 euro.

Il caos del dl Rilancio

Il decreto Rilancio sposta infatti al 16 settembre tutti i pagamenti dovuti per le ritenute, per l’IVA, per i contributi previdenziali e a favore dell’Inail, gli atti di accertamento, le cartelle esattoriali, gli avvisi bonari e le rate di rottamazione-ter e del saldo a stralcio, per le imprese con i requisiti dell’art.18 del Dl Liquidità.

Le partite Iva avranno diritto ad un contributo, una tantum, in base alla perdita di fatturato che hanno registrato nel solo mese di aprile. Bene. Ma come si calcola la perdita di fatturato? Si prende come esempio il ricavo complessivo del 2019 e lo si divide per 12.

Sarà riconosciuto il 20% per ricavi o compensi non superiori ai 400 mila euro; 15% su ricavi e un 1 milione di euro; il 10% per ricavi fra 1 e 5 milioni di euro, spiega Federcontribuenti. C’è anche un credito d’imposta dell’80% per un massimo di 80 mila euro per le spese di investimento necessarie per la riapertura in sicurezza delle attività economiche che commercianti e artigiani hanno dovuto anticipare, mentre Cig e aiuti vari arriveranno con 50 giorni di ritardo.

25 suicidi da inizio lockdown

Ma si tratta di una situazione esplosiva, che rischia di deflagrare e trascinare con sé una parte essenziale del tessuto economico-produttivo del Paese.

Durante il lockdown, sono stati ben 25 i suicidi di autonomi, artigiani e piccoli imprenditori che non ce l’hanno più fatta, e si sono sentiti drammaticamente abbandonati dallo Stato.

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