Dl Rilancio, “Troppi bonus con pratiche diverse. Si rischia l’ingorgo”

Per il Patronato Acli, i tanti interventi con pratiche e importi diversi potrebbero causare rallentamenti. Soprattutto, con le difficoltà logistiche della Fase 2

Il Decreto Rilancio (qui lo speciale QuiFinanza) ha previsto diversi bonus a varie categorie di lavoratori e non solo, tra quelli nuovi e quelli confermati dal Decreto Cura Italia, con più risorse e platee allargate. Dai lavoratori agricoli a quelli autonomi, passando per colf e badanti: la lista degli aiuti è lunga. Addirittura troppo lunga, secondo il Patronato Acli, terzo in Italia per numero di iscritti dopo quelli di Cgil e Cisl.

L’allarme dell’Acli

Come riporta Repubblica, Acli ritiene infatti che, con questa selva di provvedimenti e norme, i tempi potrebbero allungarsi a dismisura. “Sono previsti oltre dieci interventi diversi a sostegno del reddito, quando sarebbe stato probabilmente opportuno rispondere all’emergenza con uno o due interventi”, spiega il presidente, Emiliano Manfredonia. E visto che per ciascuno dei bonus ci sono importi e procedure diverse, il rischio è che si formi un “ingorgo” burocratico che richiederà tempo per essere sciolto.

“Il Governo ci sostenga, perché il Patronato non vive di fondi pubblici”, ricorda Manfredonia. E promette: “Cercheremo di organizzarci al meglio, ma in una fase così delicata il disagio che crei ai cittadini mette a rischio la tenuta democratica”.

La riapertura delle sedi Acli

“Siamo pronti ad aprire, sapendo che questo è un momento molto difficile per l’Italia e per tutti i cittadini che hanno ancora più bisogno dei nostri servizi”, aveva affermato giorni fa il Presidente, in una nota che annunciava la riapertura delle sedi del Patronato Acli in tutta Italia. “Il Patronato ACLI è pronto, è in campo con tutta la sua professionalità e la sua competenza per mitigare il più possibile una crisi sociale che ha pochi precedenti nella storia del nostro paese”, aveva sottolineato, chiedendo a lavoratori e cittadini collaborazione per la Fase 2.

I motivi dei possibili rallentamenti

Ma la grande quantità di aiuti a sostegno di varie categorie di cittadini, che contemplano procedure diverse di domanda e importi differenziati, potrebbe generare il caos. “Abbiamo visto come già nella prima fase l’Inps, nonostante il surplus di lavoro, sia riuscito a gestire 5 milioni di domande”, ha osservato Manfredonia. “Ma prevedere procedure diverse per altrettante forme innovative di interventi significa per ogni domanda cambiare moduli, aprire nuovi database. La logica è dare un sostegno a tutti, ma il disagio che crei ai cittadini rischi in una fase così delicata di innervosire le persone”. Oltretutto, la maggior parte delle domande per ricevere i bonus richiede la compilazione dell’Isee, oltre a un’attestazione delle banche, circostanza che aumenta il rischio di ingorghi burocratici non solo per i patronati Acli.

Difficoltà logistiche della Fase 2

A peggiorare la situazione, le difficoltà logistiche dovute al fatto che molti lavoratori operano da remoto e che l’accesso agli uffici deve avvenire unicamente su appuntamento per evitare assembramenti. In questa situazione, insomma, difficile evitare un rallentamento delle procedure. E il carico di lavoro è naturalmente in aumento: da marzo a oggi, infatti, il Patronato Acli ha svolto più del 60% delle prestazioni effettuate nel corso degli stessi mesi dell’anno scorso.

Il mandato online concesso durante l’emergenza ha per ora facilitato lo svolgimento delle pratiche a distanza. “Ora, noi abbiamo i nostri 700 uffici tutti attrezzati per poter ricevere le persone”, ha spiegato Manfredonia. Il problema, però, è che, in una fase in cui le richieste sono moltissime, gli ingressi devono essere contingentanti. “Così magari rimangono indietro tutte le pratiche di ordinaria amministrazione, a cominciare da 50 mila richieste di invalidità civile ancora inevase in questi mesi, anche per le difficoltà di andare a fare la visita medica”, ha sottolineato.

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