Decreto Crescita, il governo salva il calcio: meno tasse per i big di Serie A

Il governo ha varato il decreto attuativo del Decreto Crescita, salvando lo sport professionistico da un buco di centinaia di milioni di euro

Il mondo dello sport è stato messo, e lo è tuttora, a dura prova dal coronavirus. Non fa eccezione il calcio professionistico, che in Italia muove interessi economici nell’ordine dei miliardi di euro, contribuendo anche al Pil. Per questo motivo il governo, visto il momento di difficoltà, ha deciso sostanzialmente di tendere la mano al calcio e ai bilanci delle società varando il decreto attuativo del Decreto Crescita.

Decreto Crescita, il governo salva il calcio: cosa succede agli atleti professionisti

Con il varo del decreto attuativo del Decreto Crescita il governo ha di fatto esteso agli sportivi professionisti, dunque anche ai calciatori, lo sgravio del 50% della tassazione per i lavoratori dipendenti che trasferiscono la propria residenza in Italia dall’estero, rimanendo nel nostro Paese per almeno due anni. Dunque, firmando contratti almeno biennali. Il forte sconto è stata la motivazione che ha spinto calciatori e cestisti, come Zlatan Ibrahimovic o Luigi Datome, a tornare in Italia.

Il varo del decreto attuativo si è reso necessario dopo una circolare firmata dai vertici dell’Agenzia delle Entrate a fine dicembre: nel documento si prospettava l’inapplicabilità dei benefici del Decreto Crescita per i nuovi professionisti stranieri e italiani, con effetti retroattivi.

Con la decisione del governo, però, il pericolo è stato scongiurato. La Serie A ha puntato parecchio sulla norma ‘salvata’ dall’Esecutivo ed è facile che gli ultimi giorni di calciomercato registrino più affari con giocatori al momento residenti all’estero, stranieri e non, adesso più ingolositi dal trasferimento in Italia.

Decreto Crescita, il governo salva il calcio: meno tasse per i big di Serie A

A scrivere al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e a quello dello Sport, Vincenzo Spadafora, era stato il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gianluca Gravina, manifestando in una lettera tutta la sua preoccupazione, condiviso anche dal presidente della Serie A, Paolo Dal Pino.

La cancellazione del regime agevolato previsto dal Decreto Crescita del 2019 sarebbe costato ai club di Serie A tra i 140 e i 150 milioni di euro: un salasso, in un’annata senza pubblico e quindi senza ricavi legati agli stadi, inesorabilmente vuoti.

Ma Gravina e Dal Pino sono stati rassicurati dal Ministero dell’Economia, che ha spiegato di non condividere la circolare dell’Agenzia delle Entrate. Facendo tirare un sospiro di sollievo a club e calciatori.

Un esempio: Zlatan Ibrahimovic, che nell’estate 2020 ha firmato un contratto di un anno col Milan da 7 milioni di euro netti, grazie al vantaggio fiscale costerà alla società rossonera 9,17 milioni di euro al lordo invece di 12,25 milioni di euro.

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