Caro-Covid: quanti soldi perderanno gli italiani in un anno

Secondo le stime della CGIA di Mestre, ogni italiano ha perso circa 2.500 euro per colpa del Covid. Ma i conti potrebbero essere peggiori

Un conto piuttosto salato, quello che il Covid-19 si appresta a presentare a fine anno agli italiani. E non solo in termini di libertà sposese (o momentaneamente “messe in pausa”), di vite perse o di stress e altri disturbi psicologici accumulati nei mesi di clausura forzata. Anche da un punto di vista prettamente economico e finanziario, infatti, la pandemia scatenata dal virus SARS-CoV-2 avrà un impatto tutt’altro che trascurabile. Come calcolato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, ogni italiano ha perso mediamente 2.500 euro a causa del Covid-19.

Italiani più poveri a causa del Covid-19: i conti della CGIA di Mestre

Basandosi sui dati Prometeia sul Valore aggiunto pro-capite, i tecnici dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha calcolato quale sarà la perdita economica generata dal Covid-19. A risentirne maggiormente in termini assoluti e percentuali saranno le regioni del nord e del centro-nord, dove il peso del settore industriale è maggiore rispetto al settore terziario e turistico.

Secondo i dati elaborati dall’associazione artigiani di Mestre, in Lombardia si perderà il 10,6% del valore aggiunto pro-capite rispetto al 2019, mentre in Toscana il calo si attesterà al -10,3%. In termini assoluti, invece, è il Trentino-Alto Adige a far registrare il dato peggiore, con una perdita netta di 3.645 euro. Ossia, poco più di 300 euro al mese. Passando dal dato regionale a quello cittadino, si scopre che la città più colpita è Milano, con un calo di 5.575 euro, seguita da Bolzano (oltre 4.000 euro di valore aggiunto perso) e Modena e Bologna (entrambe a circa  -3.600 euro).

Saranno i cittadini del Sud Italia, però, a pagare le conseguenze più pesanti. Nelle Regioni del Meridione, al calo di Valore aggiunto corrisponde un vero e proprio arretramento economico: secondo i dati elaborati dalla CGIA di Mestre, il Molise, la Campania e la Calabria torneranno allo stesso livello di PIL reale del 1988 e la Sicilia a quello del 1986. Un salto all’indietro di oltre tre decenni, insomma, quando il costo della vita era decisamente inferiore.

Dati sottostimati

Le brutte notizie, però, potrebbero non finire qui. Le stime, infatti, sono state realizzate basandosi su dati aggiornati al 13 ottobre, che ancora non tengono conto della seconda ondata e degli effetti che questa avrà sull’economia. Secondo le ultime stime, il PIL 2020 dovrebbe calare del 10%, mentre nella nota di aggiornamento al DEF il ministero dell’Economia e delle Finanze prevedeva un calo del 9%. Un punto percentuale inciderà pesantemente sulla perdita reale che si registrerà a fine anno.

Mezzo milione di disoccupati in più

Alla crisi economica, fanno notare gli artigiani mestrini, corrisponde anche una crisi occupazionale senza precedenti, parzialmente arginata dalla decisione del Governo di bloccare i licenziamenti e concedere la Cassa integrazione a tutte le aziende per oltre 9 mesi. Secondo le stime dell’Ufficio studi CGIA, infatti, a fine anno si conteranno 500 mila occupati in meno, cifra certamente peggiore senza il blocco dei licenziamenti.

“Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio traendone un grande vantaggio in termini di consenso”.

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