Così l’Italia non spende i fondi Ue. Investiti 2,7 miliardi su 42

L'Italia è riuscita a spendere appena il 3% della montagna di soldi che l' Europa ha stanziato per le aree più deboli

Ci lamentiamo spesso dell’Europa, delle sue regole e di quanto la ‘gabbia’ dell’euro contribuisca alla crisi della nostra economia. Ma c’è un altro lato della medaglia, che vede l’Italia fanalino di coda per investimenti di fondi strutturali Ue destinati alle aree più deboli.

I fondi comunitari sono strutturati per cicli di sette anni. L’ultimo è partito nel 2014 e si chiuderà inesorabilmente nel 2020. Oggi, insomma, siamo praticamente a metà strada. Ebbene, nei primi 36 mesi, l’Italia è riuscita a spendere appena il 3% della montagna di soldi che l’Europa ha stanziato per le aree più deboli: 42,67 miliardi. Eppure siamo il secondo Paese dell’Unione destinatario di questi denari, superati solo dalla Polonia, che può contare su una dote di circa 105 miliardi di euro.

I fondi europei, insieme con il cofinanziamento a carico del Tesoro, possono infatti attivare investimenti per 73,67 miliardi. Quasi 10 miliardi all’anno da destinare allo sviluppo, una cifra che in tempi di vacche magre per il bilancio dello Stato vale più dell’oro. Ma non basta. Perché siamo fortemente in ritardo non solo sul fronte della spesa ma anche su quello della programmazione. Abbiamo impegnato, infatti, solo il 37% dei fondi a disposizione.

Così l’Italia non spende i fondi Ue. Investiti 2,7 miliardi su 42
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