Università, capienza ridotta e lezioni ‘prenotate’: calano gli affitti

Il governo ha deciso: gli atenei inizialmente ripartiranno con didattica mista e aule piene a metà. Tante stanze disponibili in varie città

Il governo ha deciso che le università ripartiranno con la didattica mista: aule piene a metà per garantire il distanziamento, mascherina sempre, prenotazione obbligatoria per andare a lezione. Un segnale di ripartenza, così lo ha definito il ministro all’Università Gaetano Manfredi, ma anche un compromesso per scongiurare la fuga dei fuorisede e delle matricole. Un occhio speciale è riservato infatti alle nuove iscrizioni: secondo il ministero i dati sarebbero incoraggianti, non si registrerebbero crolli nemmeno nelle pre-iscrizioni degli studenti stranieri. Bisogna comunque aspettare i numeri ufficiali di ottobre.

Università, le misure anti-Covid da seguire

Distanziamento di un metro tra gli studenti, con un margine concesso del 10% per non penalizzare la capienza delle aule fatte ad anfiteatro o a gradoni, con file di sedute fisse: la maggioranza negli atenei. La capienza va ridotta di almeno il 50% indicando i posti dove non ci si potrà sedere. Ogni giorno si dovranno sanificare gli spazi.

Per prenotare il posto in aula alcuni atenei hanno già creato dei servizi: a Cagliari c’è App-Posto, a Padova EasyRoom. Di certo c’è che chi riuscirà ad assistere alle spiegazioni in presenza sarà tenuto a indossare la mascherina sempre. Sarà comunque obbligatorio, per le università, garantire la possibilità di assistere alle lezioni online.

Per prevenire gli assembramenti vanno valutati i flussi in entrata ed uscita predisponendo percorsi dedicati. In ogni aula deve esserci il gel disinfettante. La febbre andrà misurata a casa: vietato entrare in università in caso di febbre o sintomi tipici del Covid. Qualora ci fosse un caso sospetto, questo va isolato e vanno informate di concerto le autorità sanitarie. Se positivo al Covid partirà il contact tracing e la chiusura di un corso sarà valutata caso per caso.

Università, capienza aule ridotta del 50%: cosa significa

Una serie di compromessi imposti ai rettori, che insieme ai sindaci delle città universitarie temono il crollo dell’indotto economico dato soprattutto dagli studenti fuorisede, che potrebbero evitare di pagare un affitto seguendo le lezioni nei rispettivi Comuni di residenza, sotto lo stesso tetto dei genitori, comodamente in streaming. Ed è anche per questo motivo che gli esami e i laboratori saranno obbligatoriamente in presenza.

Per quanto riguarda invece le matricole, alcune università avrebbero deciso di dar loro la precedenza (anche per ‘accaparrarsi’ la vitale quota di nuove iscrizioni). Un esempio è quella di Roma 3: il rettore, Luca Pietromarchi, in un video ha anticipato che saranno accolte in aula le matricole (50% al giorno). Per tutti gli altri, lezioni online fino a dicembre.

Università e indotto, affitti in calo

Sulla carta ci sono le norme di sicurezza per riprendere le lezioni anche in presenza, ma molto dipenderà dall’evoluzione dei contagi. Lo sanno bene gli studenti fuorisede e le loro famiglie, che tentennano e temporeggiano prima di cercare una stanza in affitto.

Secondo uno dei siti di riferimento del settore, Immobiliare.it, dopo anni in cui accaparrarsi una stanza era diventata un’impresa per molti studenti e lavoratori, il 2020 registra un’impennata nell’offerta, che rispetto al 2019 è più che raddoppiata (+149%). Milano è la città record (+290%), seguita da Bologna (+270%). Quindi Padova (+180%), Firenze (+175%), Roma (+130%), Torino (108%) e Napoli (+100%).

Milano si conferma comunque la città più cara in cui vivere da fuori sede, nonostante i prezzi delle singole siano rimasti praticamente fermi rispetto al 2019 (565 euro al mese la media) e quelli dei posti letto in doppia abbiano subito un ribasso del 7% (345 euro). Roma, con costi decisamente inferiori, è la seconda più cara (438 euro per una singola e 287 euro per un posto in doppia). Seguono Bologna e Firenze (per una singola sono necessari circa 400 euro).

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