Contributo a fondo perduto, le 5 percentuali e le differenze per le partite Iva prima e dopo il 2019

Nel decreto Sostegni è previsto un aiuto per i professionisti, anche forfettari, che abbiano determinati requisiti. Ecco quanto spetta e come calcolarlo

Il governo Draghi ha deciso di erogare un nuovo aiuto ai titolari di partita IVA che abbiano subito un calo di fatturato della propria attività causa Covid, ma non solo. Nel decreto Sostegni è infatti previsto un contributo a fondo perduto per i professionisti, anche forfettari, che abbiano determinati requisiti (qui a chi spetta e qui chi resta escluso).

Il contributo, di fatto, è una somma di denaro corrisposta dall’Agenzia delle entrate a seguito della presentazione di un’apposita domanda online da parte del contribuente che lo intenda richiedere (qui vi spieghiamo la procedura passo passo).

L’importo è commisurato alla diminuzione di fatturato, ed è dato confrontando la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 (anno dell’emergenza Covid-19) e la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 (anno in cui sussistevano condizioni ordinarie).

Ma quanto spetta a ciascun professionista? L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’analogo importo dell’anno 2019. L’importo massimo del contributo è pari a 150mila euro.

Le percentuali per calcolare la perdita di fatturato

Le percentuali previste sono:

  • 60%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100mila euro
  • 50%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 100mila euro ma non l’importo di 400mila di euro
  • 40%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 400mila euro ma non l’importo di 1 milione
  • 30%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 1 milione di euro ma non l’importo di 5 milioni
  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 5 milioni di euro ma non l’importo di 10 milioni.

Quali differenze tra partite Iva prima, durante e dopo il 2019

Come si calcola nello specifico l’importo? Il calcolo del contributo deve essere effettuato diversamente a seconda che la partita Iva sia stata aperta prima del 2019, nel 2019 o dopo il 2019.

Per i soggetti che hanno attivato la partita Iva fino al 31 dicembre 2018: se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa, almeno del 30% (questo il requisito di accesso al contributo a fondo perduto), a questo importo, preso in valore assoluto, bisogna applicare la percentuale prevista in relazione alla fascia dei ricavi/compensi 2019, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo se superiore, pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 2mila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Per i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 1° gennaio 2019:

  • se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa (superiore, pari o inferiore al 30%), a questo importo si applica la percentuale prevista, fermo restando il riconoscimento del contributo minimo pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 2mila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
  • se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è pari a zero o positiva, spetta l’importo minimo del contributo pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 2mila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Per i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 1° gennaio 2020 e fino alla data di entrata in vigore del decreto Sostegni, cioè il 22 marzo 2021: è previsto a prescindere il contributo minimo pari a 1.000 euro per le persone fisiche e 2mila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

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