Contributi a fondo perduto: come funzionano i controlli e cosa si rischia

L'Agenzia delle Entrate procederà a controlli serrati sulle domande per l'erogazione dei contributi alle PMI: ecco come funzioneranno

La velocità nell’erogazione del contributo a fondo perduto alle aziende maggiormente colpite dalla crisi economica è, nei piani del Governo, una delle condizioni da rispettare a tutti i costi. Per questo, la procedura che l’Agenzia delle Entrate dovrà gestire nelle prossime settimane è piuttosto semplificata.

Come avevamo anticipato, l’istanza per chiedere il contributo “di ristoro” che va dai 1.000 euro in su si compone di sole due pagine: nella prima si inseriranno i dati dell’azienda e il codice IBAN per ricevere i soldi; nella seconda vanno indicati i nominativi dei soggetti sottoposti alla verifica antimafia. Si tratta, di fatto, di un’autocertificazione, che consentirà all’Agenzia delle Entrate di erogare il contributo in maniera molto più semplice e veloce, evitando così di burocratizzare eccessivamente la procedura.

Ovviamente, ciò non vuol dire che non ci saranno controlli. Anzi. Come spiegato dalla stessa Agenzia, i controlli sulle domande avverranno in tre fasi e, in caso di irregolarità, si rischiano sanzioni piuttosto pesanti.

Contributo a fondo perduto, i controlli dell’Agenzia delle Entrate

Come spiegato anche nelle istruzioni allegate al modulo dell’Istanza per il contributo a fondo perduto, il primo controllo verrà effettuato prima dell’erogazione dello stesso e potrà portare allo scarto della domanda. Si tratterà, però, di controlli “veloci”, che dovranno comunque consentire l’assegnazione del contributo nel minor tempo possibile. Un secondo controllo verrà effettuato sull’IBAN, per accertarsi che l’intestatario del conto corrente e il richiedete coincidano.

Il terzo controllo, più incisivo, andrà a verificare che i dati inseriti nella domanda corrispondano a realtà. In particolare, i tecnici dell’Agenzia delle Entrate si concentreranno sui dati reddituali, utilizzando le informazioni derivanti da fatture elettroniche, corrispettivi, dati delle comunicazioni liquidazioni periodiche e dichiarazioni IVA.

Contributi a fondo perduto: le sanzioni

Nel caso in cui dai controlli dovessero emergere delle irregolarità o delle difformità, l’Agenzia delle Entrate rende noto che il contributo erogato verrà recuperato coattamente, ma non solo. Se dovesse risultare che la somma dovesse essere in parte o totalmente non spettante, infatti, si applica la pena prevista dall’articolo 316-ter del Codice Penale (indebita percezione di erogazione a danno dello Stato).

In soldoni, si rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni e sanzione amministrativa da 5.164 euro a 25.822 euro, con un massimo di tre volte il contributo indebitamente percepito. Chi riceve in maniera indebita il contributo, comunque, può scegliere di rinunciarvi in qualunque momento, restituendo la cifra e pagando sanzioni e interessi tramite il ravvedimento operoso.

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