Contributi a fondo perduto a piccole imprese in difficoltà, la decisione Ue

La normativa europea escludeva dagli aiuti governativi le imprese in difficoltà già al 31/12/2019: ora, la Commissione Ue stabilisce un'eccezione

Via libera da parte della Commissione Europea all’ampliamento della platea dei beneficiari delle misure di sostegno per le imprese messe in campo a seguito della pandemia di Covid-19. Potranno usufruire dei contributi a fondo perduto e degli abbuoni Irap stanziati dal Dl Rilancio (qui lo speciale QuiFinanza), infatti, anche le micro e le piccole imprese “in difficoltà”, precedentemente escluse dagli aiuti.

Cosa prevede la normativa europea

Ma andiamo con ordine. Lo scorso giugno, con la Circolare 15/E, l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che la normativa europea impediva, di fatto, alle imprese risultate “in difficoltà” alla data del 31 dicembre 2019 di beneficiare dei contributi a fondo perduto e degli abbuoni del saldo Irap 2019 e del primo acconto Irap 2020.

“L’aiuto”, si leggeva nella circolare, “non può essere concesso a imprese che si trovano già in difficoltà […] il 31 dicembre 2019 in base alla definizione di cui all’articolo 2, punto 18, del regolamento (UE) n.651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014”.

Il Regolamento UE a cui si faceva riferimento definisce “imprese in difficoltà” quelle che ricadono in almeno una delle seguenti casistiche:

  • Società a responsabilità limitata, Società per azioni, Società in accomandita per azioni, diverse dalle PMI costituite da meno di tre anni, “qualora abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate”;
  • Società in nome collettivo e Società in accomandita semplice, diverse dalle PMI costituite da meno di tre anni, “qualora abbia perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate”;
  • “qualora l’impresa sia oggetto di procedura concorsuale per insolvenza o soddisfi le condizioni previste dal diritto nazionale per l’apertura nei suoi confronti di una tale procedura su richiesta dei suoi creditori”;
  • “qualora l’impresa abbia ricevuto un aiuto per il salvataggio e non abbia ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia, o abbia ricevuto un aiuto per la ristrutturazione e sia ancora soggetta a un piano di ristrutturazione”;
  • se negli ultimi due anni l’impresa, che non sia una PMI, presenti, insieme, il rapporto debito / patrimonio netto contabile superiore a 7,5 e il quoziente di copertura degli interessi (EBITDA / interessi) inferiore a 1.

Tali limitazioni avevano suscitato parecchie polemiche, in quanto le restrizioni della normativa europea avrebbero di fatto escluso numerose piccole imprese e microimprese dalla rete di aiuti stanziata dallo Stato a seguito dell’emergenza Covid-19.

L’intervento della Commissione Ue

Per rispondere a tale criticità, è giunto l’intervento della Commissione Ue, con la pubblicazione della “Terza modifica del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza della Covid-19 ”.

In tale Comunicazione, si stabilisce che, “in deroga a quanto precede, gli aiuti possono essere concessi alle microimprese o alle piccole imprese (ai sensi dell’allegato I del regolamento generale di esenzione per categoria) che risultavano già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o aiuti per la ristrutturazione”.

Le imprese beneficiarie

Vale la pena ricordare la definizione di “microimprese” e “piccole imprese”, che sono le destinatarie specifiche dell’intervento della Commissione UE. L’Allegato I del Regolamento UE 651/2014 definisce piccola impresa “una impresa che occupa meno di 50 persone e che realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro”.

Si considera invece una microimpresa “un’impresa che occupa meno di 10 persone e che realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro”.

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