Contributi a fondo perduto, partono i controlli dell’Agenzia: i casi più a rischio

Dopo l'erogazione dei contributi, l'Agenzia delle entrate ha fino a 8 anni di tempo per verificare la correttezza delle domande

Quello che potremmo definire il “piano d’azione” del Governo e dell’Agenzia delle Entrate era piuttosto chiaro dall’inizio, per quel che riguarda i contributi a fondo perduto. Le partite IVA e le società maggiormente colpite dalla crisi economica scatenata dal COVID-19 dovevano essere aiutate quanto più in fretta possibile. La procedura doveva essere snella e i fondi erogati nel giro di una settimana.

Allo stesso tempo, però, si doveva evitare che i furbetti potessero approfittarne. Così, nel Decreto Rilancio erano previsti diversi strumenti che l’Agenzia delle Entrate poteva utilizzare per verificare che i fondi fossero effettivamente erogati ad aziende in difficoltà. L’articolo 25 del testo approvato recentemente da Camera dei Deputati e dal Senato, infatti, prevede che l’AE, dopo aver erogato il contributo a fondo perduto, può avviare controlli sulle richieste pervenute e accettate, così da accertarne la corrispondenza con i requisiti previsti dallo stesso Decreto Rilancio.

Contributi fondo perduto, partiti i controlli dell’Agenzia delle Entrate

Stando a quanto trapela dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate, sono diversi i campanelli d’allarme che fanno scattare controlli ed accertamenti. A finire sotto la lente d’ingrandimento, ad esempio, saranno tutte quelle partite IVA inattive da anni e che, a ridosso dell’erogazione dei fondi, sono tornate a essere aperte e attive. Verranno analizzati con particolare attenzione anche i dossier riguardanti quelle attività e quelle imprese già “conosciute” dall’amministrazione fiscale.

Ad esempio, potrebbero essere passate al vaglio le richieste di aziende e società che, negli anni passati, sono state condannate per evasione fiscale o per frode nei confronti del fisco. D’altronde, lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze nell’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2020-2022 ha specificato che “Andranno rafforzate le attività di controllo relative all’indebita fruizione delle agevolazioni previste per fronteggiare le ricadute negative sul tessuto economico nazionale connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19″.

Insomma, l’Esecutivo sembra voler dare carta bianca agli ispettori dell’Agenzia delle Entrate affinché verifichino con attenzione tutte le richieste più dubbie e recuperino le somme indebitamente percepite dai “fubetti del contributo a fondo perduto”. Il Decreto Rilancio mette a disposizione fino a 8 anni di tempo per accertare eventuali irregolarità, lasso di tempo nel corso del quale l’Agenzia potrà verificare le fatture elettroniche e tutta la documentazione fiscale del passato delle partite IVA che hanno inoltrato la richiesta.

Contributi fondo perduto, cosa si rischia in caso di contributo non spettante

Nel già citato articolo 25 del Decreto Rilancio vengono specificate anche le sanzioni previste per chi richiede e ottiene in maniera indebita il contributo. Oltre alla confisca del contributo ottenuto e le sanzioni pecuniarie del caso, il decreto prevede anche dai 2 ai 6 anni di reclusione, in virtù dell’applicazione dell’art. 316-ter c.p., indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

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