Cashback di Stato? Un regalo per i ricchi. L’analisi della CGIA di Mestre

Secondo l'associazione artigiani veneta, i 5 miliardi del cashback finiranno in gran parte nelle tasche dei più ricchi

Il cashback di Stato, tanto quello natalizio quanto quello “a regime” che prenderà il via a partire dal 1 gennaio 2021, è un “regalo” alle fasce più ricche della popolazione. Quelle che hanno maggior possibilità di scelta e che, dunque, potranno approfittare della nuova misura pensata dal Governo per favorire i pagamenti elettronici e digitali. A pagarlo, sottolinea l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, saranno però tutti i contribuenti, indistintamente dal fatto che ne usufruiranno o meno.

Cashback di Stato “regalo per i ricchi”: la ricerca dell’Ufficio Studi CGIA

Nonostante le difficoltà che milioni di italiani hanno incontrato nei primissimi giorni nel registrare il profilo e i metodi di pagamento, il Cashback natalizio fa già segnare ottimi numeri. Nei primi giorni sono state registrate 2,5 milioni di transazioni per un totale di 10 milioni di euro accumulati dagli italiani. Peccato, però, che la misura finirà inevitabilmente per favorire i più ricchi.

Come si legge in un report dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, “sarà un provvedimento che favorirà soprattutto coloro che possiedono una elevata capacità di spesa. Persone che, secondo le statistiche, vivono nelle grandi aree urbane del Nord, dispongono di una condizione professionale e un livello di istruzione medio-alto. Insomma, una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti”.

A supporto della loro tesi, gli esperti dell’Ufficio Studi CGIA portano il report “Le spese per i consumi delle famiglie –Anno 2019” dell’Istat. Dai dati dell’Istituto di statistica emerge che la differenza di spesa tra Nordovest e Sud Italia è di 750 euro. A livello regionale la forbice tra nord e sud cresce ulteriormente: a Bolzano la spesa media è superiore di 1.500 euro rispetto a quella dei pugliesi.

Cashback di Stato, la “singolare lotta all’evasione fiscali”

Secondo le previsioni del Governo, il cashback avrà un costo di 4,7 miliardi di euro in due anni. Cifra pagata con le tasse pagate da tutti i contribuenti, anche coloro che non potranno sfruttare a pieno il “rimborso” del 10% delle spese fatte nei negozi fisici. Il tutto in un contesto tutt’altro che roseo per le casse dell’Erario.

Come sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason, “rispetto al 2019, quest’anno il nostro erario registrerà, a causa degli effetti negativi provocati dal Coronavirus alla nostra economia, una contrazione del gettito tributario pari a 48 miliardi di euro, di cui oltre 7 a seguito della riduzione degli incassi dovuti alle attività di contrasto all’evasione fiscale”.

La stessa cifra, sottolineano gli esperti della CGIA di Mestre, si sarebbero potute mettere in campo misure più efficaci nel contrasto all’evasione fiscale, favorendo allo stesso tempo imprenditori e professionisti che utilizzano il POS.

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