Cashback di Stato, ancora cambi con il dl Fisco: nuovo stop

Bocciato anche l'emendamento proposto dai M5s che avrebbe potuto reintrodurre il programma grazie al decreto

Doveva essere una giornata importante, quella del 18 novembre, per il Movimento 5 Stelle e il rilancio del programma del Cashback di Stato attraverso uno dei ben 913 emendamenti presentati all’interno della discussione relativa al decreto Fisco. La Commissione finanze del Senato ha definito la lista di quelli ammessi, ma quello firmato dal pentastellato Gianmauro Dell’Olio è stato bocciato e dichiarato inammissibile.

Cashback di Stato, bocciato l’emendamento al dl Fisco: i motivi

Alla base dello stop a questo emendamento, che proponeva il ripristino del sistema dei rimborsi per i pagamenti digitali ed effettuati con carte di credito e carte di debito, ci sarebbe un vizio di forma.

Nella proposta per ripristinare il Cashback di Stato, infatti, non sarebbero stati indicati gli oneri, e dunque i fondi da erogare per sostenere la misura contro l’uso del contante.

Riattivare il programma del piano Cashless significherebbe infatti investire ancora una volta una grossa quantità di fondi, considerando anche il flop degli obiettivi fissati dal governo Conte bis.

Cashback di Stato, quanto costerebbe riattivare il programma

Solo il Super Cashback costa 150 milioni di euro a semestre. Per i primi 6 mesi del 2021, gli unici di effettiva attività del programma, i rimborsi ordinari sono costati 893 milioni di euro.

Cifre a cui deve essere sommata la manutenzione dei sistemi informatici, l’aggiornamento dei dati e tutta la burocrazia che precede l’effettiva erogazione di premi e rimborsi.

Solo per il periodo compreso da gennaio a giungo 2022, una riattivazione del Cashback di Stato sicut est costerebbe dunque più di 1 miliardo di euro. Soldi che potrebbero essere destinati ad altre misure in questo periodo di emergenza.

Tuttavia non è escluso che il Cashback di Stato possa tornare, associato ad altre misure, in una nuova veste e con nuove regole, come vi abbiamo anticipato qui.

Cashback di Stato, stop all’emendamento: le altre bocciature

Tra gli emendamenti presentati in Commissione finanze ce n’è uno che si muove in direzione opposta, proposto da un partito di centrodestra. Si tratta di quello firmato da Fratelli d’Italia che posticiperebbe, facendolo slittare di un anno e quindi al 1° gennaio 2023, il divieto di effettuare pagamenti in contante sopra i 1.000 euro, come spiegato qui.

Tra i grandi bocciati della seduta c’è anche la proposta della Lega, con Matteo Salvini primo firmatario, di introdurre un fondo da 10 milioni di euro per il 2021 per i divorziati.

La proposta prevedeva un assegno fino a 800 euro mensili da dare ai genitori separati a cui spetta l’assegno di mantenimento del coniuge, in caso di cessamento o riduzione dei pagamenti a causa dell’emergenza sanitaria. Che fine ha fatto il vecchio bonus genitori separati? Qui il nostro approfondimento.

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