Bonus vacanze, perché alle strutture ricettive non piace

Mentre piano piano i cittadini scaricano sempre più voucher, gli albergatori sono frenati dalla burocrazia e dal bisogno di liquidità dopo la crisi dovuta al coronavirus

Il bonus vacanze non convince, e ci sono i dati a testimoniarlo. A scontrarsi con la misura presente nel Dl Rilancio, però, non sono tanto i turisti quanto le strutture alberghiere. Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha infatti comunicato le cifre al 17 luglio: 630 mila voucher scaricati in due settimane dagli italiani, per un totale di 284 milioni di euro utilizzati su 2,4 miliardi messi a disposizione per salvare hotel e b&b. Sul settore del turismo pesa, ovviamente, l’assenza di oltre 35 milioni di turisti stranieri, frenati dal coronavirus: quelli statunitensi, che rappresentano la fetta più importante ogni anno, hanno il divieto di raggiungere l’Italia per il blocco aereo.

I numeri soddisfano il ministro del Mibact, Dario Franceschini, che ha sottolineato come il bonus vacanze pensato per le famiglie con i redditi più bassi stia funzionando. Ottimista anche per quel che riguarda l’atteggiamento degli albergatori: secondo lui aderiranno sempre di più. E il problema è proprio la loro reticenza.

Bonus vacanze, perché le strutture ricettive sono contrarie

Le strutture alberghiere sono restie perché temono di doversi scontrare essenzialmente con una eccessiva burocrazia, oltre a una riduzione ulteriore degli incassi. Questo perché il cittadino può ottenere il bonus solo digitalmente, attraverso l’app Io, ma deve spenderlo in un’unica struttura italiana. L’80% viene immediatamente riconosciuto, mentre il restante 20% deve essere scaricato nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

Per il titolare di una struttura alberghiera la metodologia è meno semplice. Può infatti recuperare la somma sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione di qualsiasi tributo nell’anno in corso oppure attraverso la cessione del credito a una banca. La perplessità, come sottolineato dalla Federalberghi, riguarda i tempi per rendere concreto il pagamento del bonus. Nel caso dell’utilizzo in compensazione, se il soggiorno del cliente è all’inizio del mese l’albergatore deve aspettare 30 giorni per utilizzare il credito. Mentre sulla cessione alle banche non ci sono ancora indicazioni concrete.

Bonus vacanze, il problema dei cittadini: capire dove usarlo

Da un lato la resistenza degli albergatori, dall’altro la difficoltà dei cittadini nel capire a quali strutture rivolgersi. Non tutte, infatti, accettano il bonus vacanze. Ad oggi infatti non esiste ancora una lista di hotel, agriturismi, lidi, campeggi e b&b aderenti. Ce n’è una sul portale Italyhotels.it, ma consiste in un elenco di chi fa parte di Federalberghi e non è detto che l’adesione al bonus sia automatica. L’unico modo per capire chi la preveda resta, al momento, telefonare direttamente alla struttura.

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Bonus vacanze, perché alle strutture ricettive non piace