Bonus consumi su spese alimentari e abbigliamento: la proposta

Secondo l'Anpit, una simile misura compenserebbe al calo dei consumi causato dall'emergenza Covid-19. Come funzionerebbe la detrazione

Nella “selva” delle proposte lanciate per far ripartire l’economia italiana dopo l’emergenza Covid-19, in queste ore ne è spuntata un’altra, avanzata dall’Anpit, l’Associazione nazionale per l’industria e il terziario. Si tratta, in particolare, di un “bonus consumi” applicato a tutte le spese delle famiglie per il consumo al dettaglio.

L’Associazione, che raggruppa circa 29mila aziende italiane, immagina l’applicazione del bonus sotto forma di detrazione fiscale su uno spettro di spese che vanno dall’alimentare all’abbigliamento: in quei settori, i dati parlano di un calo dei consumi di oltre il 25%.

Bonus consumi, come funzionerebbe

Ma come potrebbe funzionare questo “bonus consumi”? La proposta è quella di detrarre le spese, effettuate dai cittadini tra il primo giugno e la fine dell’anno, fino a un importo massimo di 5mila euro.

Sarebbe detraibile, in particolare, l’80% della spesa, e quindi un importo massimo di 4mila euro: la detrazione dalle imposte da pagare si applicherebbe inoltre ai cinque anni successivi, adottando lo stesso schema deciso dal Governo per i bonus sulle ristrutturazioni edilizie.

Il crollo dei consumi

La proposta è certamente allettante per i contribuenti, ma potrebbe essere di difficile realizzazione. Eppure, secondo l’Anpit, si tratta di una misura che darebbe un impulso importante ai consumi, evidentemente in ribasso a causa dell’emergenza degli scorsi mesi.

In particolare, l’Istat, nel report sui consumi delle famiglie, ha sottolineato che “le stime preliminari del primo trimestre 2020 mostrano che le misure di contenimento della diffusione del Covid-19 hanno prodotto un calo di circa il 4% della spesa media mensile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Il report, in particolare, sottolinea come “la marcata riduzione dell’offerta e della domanda commerciale al dettaglio” abbia determinato “una flessione delle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l’abitazione di oltre il 12% rispetto al primo trimestre 2019″.

Non è un caso che le catene di abbigliamento low cost, da Zara a H&M, stiano attraversando un momento di profonda crisi, che le ha spinte a decidere la chiusura di diversi punti vendita. Proprio Zara, ad esempio, ha annunciato giorni fa la chiusura di 1200 negozi in tutti il mondo e la scelta di puntare sull’online.

L’obiettivo della proposta

A fronte di questi dati, secondo il presidente dell’Anpit, Federico Iadicicco, la proposta del “bonus consumi” potrebbe “dare una spinta immediata ai consumi, che stentano ancora parecchio. Spalmando il costo dell’operazione sui cinque anni successivi”.

Resta da capire l’effettiva efficacia della misura, che naturalmente avrebbe un costo non indifferente per le casse dello Stato. Da verificare insomma, se il beneficio economico che deriverebbe dall’operazione potrebbe compensare le spese necessarie per metterla in moto.

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