Bonus 200 euro, c’è già chi rischia di doverlo restituire

Bonus 200 euro, nella prima fase potrebbe riceverlo anche chi non rispetta i requisiti, ma dovrà poi restituirlo a seguito delle verifiche da parte dell'Inps

Non è ancora arrivato in busta paga il bonus di 200 euro, e c’è già chi rischia di doverlo restituire. La misura una tantum viene erogata in automatico in base ai dati dichiarati dal richiedente o presenti nella banca dati dell’Inps, ma si tratta di un riconoscimento ‘provvisorio’: in un secondo momento, infatti, l’Istituto effettua le verifiche necessarie sui requisiti autocertificati e dichiarati dal richiedente, ed eventualmente attiva le procedere volte al recupero dell’indennità per coloro che non risultano realmente in possesso dei requisiti.

Bonus 200 euro, quando arriva

Per i lavoratori dipendenti il bonus sarà liquidato a luglio in modo automatico (nel solo caso dei privati, è necessario aver compilato un’autodichiarazione). Stessa cosa vale per pensionati (titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno sociale, di pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, nonché di trattamenti di accompagnamento alla pensione), beneficiari di Reddito di cittadinanza colf.

Per i disoccupati, titolari di Nasp, Dis coll, disoccupazione agricola ed ex indennità covid, il pagamento arriverà nel mese di ottobre 2022. Sempre per ottobre è prevista l’erogazione in favore di coloro che devono presentare domanda.

Bonus 200 euro, le verifiche dell’Inps

Il riconoscimento del bonus 200 euro avviene in due fasi: nella prima fase l’indennità viene erogata dall’Inps in via provvisoria, poi si attivano le verifiche.

Le verifiche si concentrano:

  • sul reddito dei beneficiari, che deve essere sotto i 35mila euro annui;
  • per i lavoratori dipendenti, sull’aver usufruito dello sgravio contributivo dello 0,8% in almeno uno dei primi quattro mesi dell’anno;
  • sul non aver ricevuto il bonus da due datori di lavoro (si tratta infatti di un contributo una tantum, non replicabile per diversi tipi di lavoro).

Il comma 5 dell’articolo 32 del decreto Aiuti stabilisce che l’Istituto proceda successivamente al controllo della situazione reddituale e, in caso di somme corrisposte in eccedenza, provveda alla notifica dell’indebito entro l’anno successivo a quello di acquisizione delle informazioni reddituali. Passato un anno da queste verifiche e senza nessuna notifica da parte dell’Inps, il bonus resterà definitivamente nelle tasche degli italiani.

Bonus 200 euro, chi rischia di doverlo restituire

L’Inps ha specificato in una circolare che “l’Ente erogatore procede alla verifica della situazione reddituale e, in caso di somme corrisposte in eccedenza, provvede alla notifica dell’indebito entro l’anno successivo”.

A essere presi in considerazione per la verifica saranno i requisiti legati al reddito (pari a un massimo di 35.000 euro percepiti nel 2021) e i diversi trattamenti pensionistici. Il bonus potrà essere tolto nel caso in cui “il trattamento pensionistico che ha dato titolo al riconoscimento dell’indennità una tantum sia revocato o, comunque, tutte le circostanze in cui si accerti successivamente la non sussistenza del diritto a prescindere dal requisito reddituale”.

Bonus 200 euro, chi deve fare domanda e come

Le categorie interessate che non ricevono il bonus automaticamente, (quindi i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, stagionali, lavoratori agricoli a tempo, lavoratori dello spettacolo, autonomi e occasionali, venditori a domicilio, lavoratori domestici e badanti) devono andare sul sito dell’Inps e seguire il percorso:
Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”.
Una volta autenticati (con Spid, CIE o CNS), sarà necessario selezionare la categoria di appartenenza per la quale si intende presentare domanda fra quelle indicate.

In alternativa al sito web, le indennità possono essere richieste:

  • tramite il servizio di Contact Center Multicanale, telefonando al numero verde 803.164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06.164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori);
  • attraverso gli Istituti di Patronato.