Assegno unico per i figli, via l’Isee: la novità allo studio

Il segretario del Pd, Enrico Letta, chiede di togliere l'Isee dal calcolo, perché indicatore non più affidabile

I criteri per il riconoscimento dell’assegno unico per i figli a carico potrebbero essere presto rivisti e l’Isee potrebbe essere escluso dal calcolo della prestazione assistenziale per le famiglie. A sollevare il tema è stato uno dei leader della maggioranza di governo, il segretario del Pd, Enrico Letta: “L’Isee, così com’è strutturato, non è più attuale. È uno strumento che va rivisto in alcuni aspetti, soprattutto se pensiamo all’assegno unico” ha detto l’ex premier.

Assegno unico per i figli, via l’Isee: il parere di Enrico Letta

“Io penso che sia maturo il tempo, e mi rivolgo a Laura Castelli, viceministro dell’Economia, per andare a rivedere l’Isee per il tema dell’assegno unico” è stata la considerazione del segretario Dem, Enrico Letta, intervenendo insieme all’esponente del M5s agli Stati generali della natalità.

“Credo che se facciamo questo intervento, se ci mettiamo di impegno, lo facciamo per bene” ha aggiunto Letta.

“È un’operazione che oggi ha uno squilibrio. Se ci proviamo, dobbiamo farlo soprattutto affinché questa legislatura, che è stata così importante per la famiglia e i figli, non finisca con l’idea che è solo un’idea piccola. Invece no, è una cosa importante che ci mette alla pari degli altri Paesi europei”.

L’appello del segretario del Pd durante l’evento sulla natalità di Roma è stato raccolto dal viceministro dell’Economia: “Penso si debba fare. L’Isee, così com’è strutturato, non è più attuale. È uno strumento che va rivisto in alcuni aspetti, soprattutto se pensiamo all’assegno unico. Con il passare degli anni lo stiamo utilizzando sempre più per far accedere i cittadini a moltissimi servizi. Lavoriamoci per migliorarlo” ha risposto, Laura Castelli.

Assegno unico per i figli, via l’Isee: il peso del parametro

Ad oggi l’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, è un parametro centrale per valutare la fascia di appartenenza delle famiglie in relazione all’importo da ricevere nell’assegno unico, che qui abbiamo spiegato come calcolare.

La cifra minima di 50 euro al mese è riconosciuta ad ogni nucleo familiare per ogni figlio minorenne, 25 euro nell’età compresa tra 18 e 21 anni.

Dai 40mila euro in giù di Isee l’importo dell’assegno varia in base al reddito della famiglia, fino ad arrivare a un massimo di 175 euro al mese, 85 per i figli nella fascia d’età 18-21 anni (qui abbiamo riportato l’approfondimento con tutti gli importi per l’assegno unico).

Per il segretario del Pd questo l’indicatore non sarebbe più efficace per stabilire la situazione reddituale delle famiglie italiane, in quanto si baserebbe su parametri inadeguati.

Come abbiamo spiegato anche qui con la guida per modificare la domanda,  l’assegno unico è una prestazione universale che da quest’anno raccoglie insieme le detrazioni fiscali per carichi di famiglia e l’assegno per il nucleo familiare (Anf).

L’assegno può essere richiesto da tutti i cittadini italiani o europei o con permesso di soggiorno, dipendenti, autonomi o disoccupati, residenti in Italia da almeno due anni ed è assicurato a ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età (ma non vi sono limiti di età nel caso di figli disabili).

A chi fa domanda entro giugno 2022, l’Inps riconoscerà tutti gli arretrati a partire da marzo. Per le domande inoltrate a partire da luglio, l’assegno invece partirà dal mese successivo alla domanda e senza arretrati (qui abbiamo scritto del via ai pagamenti dell’assegno unico).