Assegno unico, busta paga più povera e tempi più lunghi: cosa succede da marzo

Gli aventi diritto al sostegno alla famiglia non riceveranno più l'importo direttamente dal datore di lavoro ma dall'Inps

Brutta sorpresa in busta paga per i lavoratori che hanno diritto all’assegno unico. Con la riforma del sussidio per la famiglia, da 50 a 175 euro per ogni figlio, dal prossimo anno cambiano anche le modalità di erogazione: se oggi la somma viene integrata al cedolino direttamente dal datore di lavoro, a partire da marzo sarà l’Inps a accreditare l’importo, con conseguenze sui tempi di pagamento.

Assegno unico, busta paga più povera e tempi più lunghi: le pratiche

Dal 2022 sparirà dunque dalla busta paga dei dipendenti, con i requisiti per chiedere gli aiuti alla famiglia, una parte consistente dello stipendio, che inevitabilmente non verrà corrisposta in concomitanza con la retribuzione (qui per sapere tutto sull’assegno unico universale).

Innanzitutto per la necessità di aggiornamento dell’Isee, tramite il quale sarà calcolato il contributo, che potrà essere richiesto soltanto a partire da gennaio, da quando si potranno cominciare a inviare le domande per ricevere il sussidio (qui avevamo parlato della proroga per la richiesta dell’assegno unico).

A quel punto l’Inps avrà 60 giorni di tempo per esaminare l’effettivo possesso dei requisiti.

Secondo il Coordinatore nazionale della consulta dei Caf, Giovanni Angileri, le prime domande presentate riceveranno i primo pagamenti non prima di aprile 2022, questo perché non ci sarebbero abbastanza risorse disponibili per espletare tutte le pratiche previste per il calcolo dell’Isee (qui per sapere quando saranno riconosciuti gli importi dell’assegno unico)

Finiti i fondi a disposizione dei Caf, nei quali la certificazione costa intorno ai 15 euro, chi avrà necessità di determinare il proprio Isee dovrà rivolgersi ai privati, per un esborso di almeno 25 euro.

Assegno unico, busta paga più povera e tempi più lunghi: le differenze

L’assegno unico riguarderà 7 milioni di famiglie, alle quali fanno parte 9,6 milioni di minorenni, di 1,4 milioni di età compresa tra i 18 e 21 anni.

Secondo le stime contenute nella relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, che accompagna la normativa in esame alla Commissione affari sociali della Camera, con la riforma dell’assegno unico 4,6 milioni di nuclei familiari dovrebbero beneficiare di un incremento medio di 1.570 euro, mentre per i restanti aventi diritto non dovrebbero esserci differenze rilevanti nella somma ricevuta, che risentirebbe di una diminuzione moderata soltanto per un numero limitato di famiglie, le quali a loro volta sarebbero ricompensate da una reintegrazione temporanea per chi ha un Isee inferiore a 25mila euro.

Si tratta della cosiddetta “clausola di invarianza”, che però avrebbe effetto soltanto per il 2022: a partire dal 2023 la maggiorazione riconosciuta per compensare la perdita di importo dell’assegno sarà valida soltanto per 2/3 dell’anno e per un 1/3 nel 2024.

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