L’agenda contro la fame che il vertice Fao non ha scritto

Il fallimento del vertice Fao è particolarmente grave nel momento in cui la ripresa dell'economia mondiale alimenta aspettative di aumenti dei prezzi alimentari

articolo tratto da Lavoce.info

Eppure Stati Uniti e Cina potrebbero fare qualcosa per la fame nel mondo: Obama potrebbe eliminare i dazi all’importazione di etanolo brasiliano e Hu Jin Tao i sussidi alla domanda interna di petrolio cinese. Sembra però che stiano pensando ad altro.

“Con rammarico devo constatare che il documento finale del vertice non contiene né gli obiettivi quantificati né scadenze precise per realizzare la lotta alla fame”. Senza tanti giri di parole il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ha così archiviato gli esiti dell’ennesimo vertice fallimentare della Fao. Il rito del summit è stato officiato secondo la consueta liturgia che ha incluso naturalmente la passerella dei capi di Stato e delle loro dichiarazioni di ottimi intenti che scorrono sui monitor. Ma poi, drammaticamente e semplicemente, è venuto il nulla di fatto delle conclusioni. Dei 44 miliardi di dollari chiesti alla vigilia non si trova traccia nel comunicato finale. Così come a proposito dei 20 miliardi promessi al vertice G8 dell’Aquila è arrivato solo l’impegno del presidente Berlusconi a “decidere tempi e modalità di stanziamento”. Con un miliardo di persone circa – quelli che l’economista di Oxford ed ex-capo economista della Banca Mondiale, Paul Collier, ha efficacemente chiamato “l’ultimo miliardo” – che continuano a soffrire la fame.

Eppure qualcosa si potrebbe fare, se solo il G2 – il governo informale del mondo costituito da Stati Uniti e Cina – lo volesse. Ed è particolarmente urgente che si faccia qualcosa ora che l’economia mondiale ha ricominciato a crescere.


La fine della recessione e la fame nel mondo
Gli interventi delle banche centrali e dei governi hanno evitato che la seria recessione del 2008-09 si trasformasse in un’altra grande depressione. La fine della recessione è una buona notizia per tutti. Quanto buona dipenderà dall’entità e dalla solidità della ripresa. Per i poveri del mondo, per l’ultimo miliardo, però, oltre alla ripresa nella crescita dei redditi, c’è un altro elemento da considerare e cioè in che misura la ripresa si tradurrà in un aumento del prezzo dei prodotti alimentari. Ce ne siamo un po’ dimenticati, ma prima della crisi i prezzi delle materie prime avevano raggiunto livelli record (il massimo fu nel luglio 2008). Il barile di petrolio in marcia verso i 150 dollari contribuì a sprofondare l’economia mondiale nella recessione già nei primi mesi del 2008. E l’aumento del prezzo dei cereali di allora fece anche di più, peggiorando in modo consistente il problema della fame del mondo.

Il problema è capire se oggi si ripeterà la stessa storia di allora. In un’economia mondiale che cresce, la domanda di prodotti alimentari aumenta rapidamente, soprattutto se la crescita è trainata da paesi a medio reddito pro-capite, come Brasile, India, Indonesia e Cina, in cui la propensione a consumare prodotti alimentari è certamente più elevata che nel nostro mondo. Dall’altro lato, l’offerta di prodotti alimentari potrebbe soffrire della stessa sindrome del 2007-08, quando proprio l’aumento del prezzo del petrolio contribuì ad aumentare la domanda di bio-carburanti ricavati dai cereali e quindi a ridurre l’offerta di cerali destinati all’alimentazione. Nell’insieme, se la domanda di un bene aumenta e l’offerta non tiene il passo, ci sono solide ragioni (basate sui cosiddetti “fondamentali”) per aspettarsi un aumento del prezzo del bene. E infatti i prezzi delle commodity sono aumentati del 40 per cento rispetto ai loro minimi di inizio 2009. All’aumento hanno anche contribuito fattori speculativi: la libertà quasi illimitata di scambiare futures relativi ai mercati delle materie prime sui mercati finanziari amplia certamente le fluttuazioni di prezzo dovute ai fondamentali. Non è sorprendente perché al di là delle belle parole e dei richiami al recupero dell’etica dentro e fuori dai vertici G20 e G8, nessuna rilevante riforma del funzionamento dei mercati finanziari e speculativi è avvenuta, tranne il consentire alle banche di riportare nei loro bilanci con un valore figurativo i titoli tossici. Il risultato è che l’economia mondiale continua a essere un’economia “di carta”.
Per una ragione o per l’altra, se riparte l’economia mondiale, dobbiamo aspettarci un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

di Francesco Daveri

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