Verso l’oligopolio globale: chi controlla il mercato della birra

Fra fusioni e acquisizioni, il mercato della birra è finito in mano a 5 soli marchi. Ecco quali sono. Ed ecco perché il processo di concentrazione proseguirà

Il 2015 ha segnato un punto di non ritorno nell’agguerrito mercato della birra. La fusione fra la belga Anheuser-BushinBev e la britannica Sab Miller, i due colossi che per anni si sono contesi consumatori a suon di brand e di spot, ha infatti prodotto l’avvento di un colosso capace di accaparrarsi oltre il 30% del mercato mondiale di birra. Ma la fusione fra le due multinazionali è solo la punta di diamante di una tendenza ormai acclarata: la progressiva concentrazione delle quote di mercato in mano a pochi attori.

Anheuser-BushinBev e Sab Miller, si diceva. Unendosi, i due competitor non solo hanno creato un colosso da oltre 70 miliardi di fatturato, ma hanno anche portato sotto lo stesso tetto oltre 350 marchi. Fra di essi, Bud, Corona, Stella Artois, Beck’s, Leffe, Foster’s, Pilsner Urquell, Peroni e Nastro Azzurro.

In realtà, la fusione fra Anheuser-BushinBev e Sab Miller succede il tentativo, da parte di quest’ultima, di acquisire l’olandese Heineken, terza grande protagonista del mercato di birra grazie al marchio omonimo e a brand del calibro di Dreher, Birra Moretti e della “sarda” Ichnusa. Una proposta giudicata impraticabile dalla stessa Heineken, intenzionata a difendere la propria indipendenza e la propria identità. Considerando la danese Carlsberg, proprietaria anche di Tuborg, e la cinese CRsnow Breweries Ltd. (in relazione di joint venture con SABMiller), emerge che 5 marchi detengono oltre il 65% del mercato della birra, e che in futuro questa quota sarà ancora superiore.

Secondo gli analisti, infatti, i margini di crescita in un mercato saturo come quello della birra dipendono dall’assorbimento di marchi nazionali all’interno dei mercati emergenti e dall’acquisizione di piccoli brand, anche artigianali, che aprano alle grandi compagnie l’ambito segmento delle produzioni di alta qualità, uno dei pochi in ascesa nel variegato universo del beverage. In mano italiana, per dare un’idea del fenomeno, resistono solo quattro brand industriali: Forst, che controlla Menabrea, e Birra Castello, cui fa riferimento Pedavena. Il dato è ormai tratto: lo “shopping”, da parte dei grandi colossi, proseguirà senza sosta anche nel 2016 e negli anni a venire.

Immagini: Depositphotos

Verso l’oligopolio globale: chi controlla il mercato della ...