Verso la Nuova Alitalia: Atlantia pronta a scendere in pista

CdA dà mandato all'AD Castellucci di studiare il piano industriale e “gli interventi per unefficace rilancio”. Intanto, Di Maio assicura: "Si chiude lunedì"

A quattro giorni dalla  scadenza del termine per presentare le offerte, fissato al 15 luglio, nella partita Alitalia, irrompe Atlantia che rompe gli indugi dando mandato all’amministratore delegato, Giovanni Castellucci, “di approfondire la sostenibilità e l’efficacia del piano industriale relativo ad Alitalia – inclusa la compagine azionaria e il team manageriale – e gli opportuni e necessari interventi per un duraturo ed efficace rilancio della stessa, riferendo in una prossima riunione consiliare per le opportune valutazioni ed eventuali connesse deliberazioni”.

L’annuncio ufficiale è stato affidato a una nota diffusa al termine del board di ieri.

PRESSING DI FS E DELTA – Un’accelerazione dell’ultima ora anche dovuta al pressing, che non è più un mistero, ha esercitato Fs caldeggiando e spingendo per il suo ingresso, puntando forte su un operatore infrastrutturale per realizzare un’operazione di sistema intermodale. Del resto, anche l’identikit disegnato da Delta Airlines portava dritto alla società del gruppo Benetton che controlla Autostrade e Adr .

Allo stato attuale, la certezza, confermata anche al vicepremier Luigi Di Maio, è che la maggioranza assoluta della nuova Alitalia sarà in mano pubblica. Alle Ferrovie farà capo una quota del 35% e al Mef, con la conversione in equity di parte del prestito ponte, una quota del 15%.  A Delta una quota che oscilla tra il 10 e il 15%.

Conti alla mano, si tocca quota intorno al 60-65%. C’è da capire come completare il tassello mancante. Un aspetto non di certo secondario. Come detto, Fs e Delta spingono nella direzione di un quarto partner, rappresentato appunto da Atlantia. Non è da escludere una seconda opzione con una sorta di “ticket” composto, oltre che dal gruppo guidato da Castellucci, da un altro socio. 

TOTO E EFROMOVICH ALLA FINESTRA – Alla finestra resta il gruppo Toto insieme al’imprenditore Gregor Efromovich,  in questi giorni a Roma per mettere le sue carte in tavola.

SI CHIUDE IL 15 LUGLIO – Il tempo però stringe ma Di Maio professa ottimismo: “Il dossier Alitalia si chiude lunedì”,ha detto il vicepremier, a fine giornata parlando con i suoi al Ministero dello Sviluppo. Lo si apprende da fonti del Mise.

“Confidiamo di sì”, di arrivare alla scadenza del 15 luglio per Alitalia. “Stiamo lavorando intensamente, in particolare il ministro di Maio. E’ un dossier talmente importante che tutto il Governo è proteso verso una soluzione, che vogliamo sia una soluzione di mercato e industriale”, aveva detto poco prima il premier Giuseppe Conte. 

DI MAIO COSTRETTO A MANDARE GIU’ IL ROSPO – Una partita, quella che riguarda Alitalia di per sè già delicatissima, che viaggia parallela ad un’altra ancora più bollente: quella sulla revoca della concessioni autostradali ad Aspi più volte sbandierata da Luigi Di Maio  che proprio nei giorni scorsi era tornato pesantemente all’attacco del gruppo autostradale.

“Il giorno in cui verranno revocate le concessioni al gruppo che controlla Autostrade per l’Italia, come promesso dopo il crollo del ponte Morandi “quell’azienda avrà delle difficoltà, perderà valore in Borsa”. E quindi, sostiene il vicepremier, “se li mettiamo dentro Alitalia, faranno perdere valore anche ad Alitalia, faranno precipitare gli aerei”. Insomma, in caso di revoca, dice, “Atlantia è decotta, non può essere coinvolta” nella partita Alitalia, aveva detto pochi giorni fa il leader pentastellato.

 Dichiarazioni al veleno che avevano scatenato l’immediata e furente reazione della holding: “Le dichiarazioni  del vice Presidente Di Maio perturbano l’andamento del titolo Atlantia in Borsa, anticipando la presunta conclusione di un procedimento amministrativo che il ministro Toninelli ha affermato  ‘essere ancora in corso’, e determinano gravi danni reputazionali per la Società”. “La Società si riserva di attivare ogni azione e iniziativa legale a tutela dei propri interessi, dei dipendenti, degli azionisti, dei bondholders e degli stakeholders tutti”, concludeva la nota.

TRIA: “ATLANTIA PARTNER FORTE” – Allo stato attuale, Di Maio appare sempre più isolato mentre aumentano le voci nel Governo che caldeggiano l’ingresso di Atlantia. “Penso che Atlantia sia un partner forte. E una sua partecipazione sarebbe auspicabile”, ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in un’intervista alla Stampa a proposito dell’apertura di Atlantia su Alitalia e dello scetticismo nel M5S per gli strascichi della vicenda del Ponte Morandi.

“D’altra parte – ha aggiunto il Ministro – la questione del ponte di Genova e delle concessioni va affrontata su un piano strettamente giuridico, da tenere separato. Anche perché Atlantia è in parte dei Benetton, ma in gran parte ha come azionisti grandi fondi internazionali. E quindi il rispetto delle norme è necessario per tutelare tutti gli azionisti”. 

SALVINI: “ATLANTIA PARTNER INDUSTRIALE SERIO” – Gli fa eco anche il Ministro Salvini: “Atlantia in Alitalia? È un partner industriale serio. L’Italia è un Paese stupendo che ha nel turismo le sue risorse principali, quindi il traffico aereo è fondamentale e ci sono in gioco 11.000 posti di lavoro”, ha detto il Vicepremier a “Radio Anch’io” su Rai Radio 1.

QUANTO CI COSTI – Insomma, il finale del copione è ancora tutto da scrivere, ma in un mare di incertezze campeggia una amara certezza: i contribuenti italiani si preparano a sborsare altri quattrini (un altro miliardo)  per il salvataggio di Alitalia aggiornando a 9 miliardi il totale dei soldi pubblici bruciati dall’ ex-compagnia di bandiera, che tornerà pubblica grazie alla “rinazionalizzazione” gialloverde. 

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