Venezia affoga, e il Mose ci è costato 6 miliardi

Da anni si parla di un’opera che dovrebbe salvare Venezia dalle alte maree: oggetto di polemiche e detrattori, il Mose

Il maltempo ha messo in ginocchio l’Italia, tra raffiche di vento anomale e ondate di pioggia incessante.

Tuttavia, da anni si parla di un’opera che dovrebbe salvare Venezia dalle alte maree: oggetto di polemiche e detrattori, il Mose con le sue grandi dighe mobili dovrebbe proteggere la laguna dal mare spinto dai venti di scirocco.

Lo scopo del progetto è quello di installare una serie di paratoie mobili nei tre varchi (Lido, Malamocco e Chioggia) che collegano la laguna di Venezia al mare aperto, detti anche “bocche di porto”.

Queste dighe mobili dovrebbero entrare in funzione in presenza di maree superiori ai 110 cm, proteggendo così Venezia fino ai 300 cm di acqua alta. Un sistema che se in funzione avrebbe evitato il recente allagamento della città, visto che la marea ha toccato i 160 cm.

Il Mose è costato finora alle casse pubbliche quasi 6 miliardi di euro, ma nonostante da anni sia aperto il cantiere, l’opera non è ancora completa. I lavori per la sua realizzazione sono cominciati nel 2003, quando era presidente del Consiglio Berlusconi. Nel 2014, il Consorzio Venezia Nuova (Cvn) – concessionario del ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dei lavori – è stato commissariato dallo Stato, visto che vari suoi membri erano stati coinvolti dalle indagini della magistratura per aver ricevuto fondi illeciti e avevano patteggiato la pena. Da allora si sono succeduti diversi commissari.

Tra le persone coinvolte anche Giancarlo Galan, esponente all’epoca di Forza Italia detto anche Il Doge per essere stato dal 1995 al 2010 il governatore del Veneto, che poi ha patteggiato una condanna a 2 anni e 10 mesi con la restituzione di 2,5 milioni.

Se tutto dovesse procedere secondo i piani, il Mose adesso potrebbe essere inaugurato nel 2022 con ben sei anni di ritardo.

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