Vacanze, in arrivo la “stangata”: quanto ci costerà andare in ferie quest’anno

Tra spiagge, alberghi, ristorazione e trasporti, il Codacons calcola che un soggiorno di 10 giorni costerà il 20% in più rispetto all'anno scorso

Non bastano i rincari, denunciati nelle ultime settimane, su frutta, verdura, prodotti per la casa e per la persona, ma anche su caffè al bar, parrucchieri ed estetisti. A gravare sul portafoglio degli italiani ci saranno anche le vacanze, che molte famiglie, quest’anno, già non si potranno permettere a causa dell’emergenza Covid-19: secondo un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, circa 1 italiano su 2 non farà ferie, oltre 24 milioni di individui.

Rincari vacanze: di quanto salgono i prezzi

Ma a scoraggiare ulteriormente le partenze potrebbero essere i rincari che, secondo i dati diffusi dal Codacons, potrebbero portare una vacanza di 10 giorni a costare il 20% in più rispetto allo scorso anno. La spesa individuale passerà insomma da 736 euro a 883 euro a testa. Tutti i settori del comparto turistico sono interessati: la ristorazione vede un rialzo medio del 9%, le strutture ricettive dell’8%, del 15% saliranno i costi del trasporto aereo e del 12% quelli di traghetti e navi.

Le ragioni dei rincari

La ragione? Innanzitutto i costi maggiori che le attività economiche devono sostenere per sanificare e ripensare gli ambienti nel rispetto della distanza sociale. Non è un caso che nelle scorse settimane, ha denunciato sempre il Codacons, alcuni esercenti come estetisti e parrucchieri abbiano cercato di scaricare quei costi sui clienti, aggiungendo una “tassa Covid” sullo scontrino.

Sale anche la benzina

Ma ad alleggerire le tasche dei turisti potrebbe essere anche la benzina, aumentata di qualche centesimo al litro come segnalato dall’Unione Consumatori. Il crollo verticale del prezzo del petrolio aveva determinato anche una diminuzione del costo del carburante, seppur ben più modesta rispetto a quella del greggio, durante il lockdown, ma ora la tendenza pare in inversione: “Troppo comodo far scendere i prezzi mentre gli italiani erano costretti a restare a casa, ma non appena si può riprendere a circolare si inverte subito la tendenza”, ha commentato il presidente, Massimiliano Dona.

Anche la spiaggia costerà di più

Aumenti attesi anche nell’ambito della balneazione, che, secondo Antonio Capacchione del Sindacato Balneari (Sib), saranno inevitabili: “Noi calcoliamo che solo il 20% degli italiani andrà in vacanza e non sappiamo ancora quanti stranieri arriveranno. E cosa succederà? Le strutture che godono di ampi spazi, come quelle venete o romagnole, pur avendo i costi di sanificazione, potranno permettersi di non ritoccare le tariffe”.

E dove le spiagge non sono particolarmente profonde, come in Salento, Liguria e sulla costa tirrenica, le postazioni si ridurranno addirittura del 50%. Secondo Capacchione, però, i rialzi saranno contenuti al 10%, perché “non ci si può permettere di perdere la clientela”.

Più case, meno alberghi

Intanto, l’emergenza sanitaria sta avendo un impatto sulle soluzioni di pernottamento scelte dai turisti: sempre più italiani, infatti, preferiscono gli appartamenti agli alberghi. Secondo i dati di Casa.it riportati in queste ore, sono quadruplicate le richieste per abitazioni in affitto con piscina in Sicilia, Liguria e Toscana, ma si registra più interesse anche per luoghi come Valtellina (+234%), Bormio (+157%) o Cernobbio (+71%). Secondo Luca Dondi di Nomisma, la soluzione abitativa, infatti, rispetto agli alberghi dà una “maggiore sensazione di salvaguardia”.

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