Usura, un termometro della crisi. Che continua a salire

Un indice di "rischio usura" per regione stilato calcolando diversi parametri. Campania e Trentino ai due estremi della classifica. E spesso è il fisco a spingere nelle mani degli strozzini

Quali sono gli indicatori della crisi economica? Sicuramente quelli “canonici“: produzione industriale, disoccupazione e simili. Ma ce ne sono altri meno ufficiali e diretti ma non meno significativi. Uno di questi è la diffusione del fenomeno dell’usura. Problemi economici e difficoltà di accesso al credito bancario spingono i piccoli imprenditori, i commercianti o anche i semplici cittadini nelle mane degli strozzini. Un rapporto perverso ma evidente: quando tutti stanno peggio gli usurai fanno affari.

La conferma di questa relazione giunge dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre che ha individuato l’indice del rischio usura prendendo in esame  alcuni parametri quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze e impieghi registrati negli istituti di credito. La combinazione statistica di tutti questi fattori indica le situazioni potenzialmente favorevoli al diffondersi dello strozzinaggio.

Le due Italie dell’usura

Una piaga che ha anche una sua geografia. E’ il Sud a soffrire di più: il poco invidiabile primato spetta alla Campania. Il Nordest, invece, e l’area meno interessata dal fenomeno. Fatto 100 l’indicatore medio nazionale, ecco le regioni ai due estremi della classifica:

Regioni più a rischio
Regioni meno a rischio
•  Campania: 174 •  Trentino Alto Adige: 50
•  Calabria: 144 •  Friuli Venezia Giulia: 66
•  Puglia: 143 •  Veneto: 71
•  Basilicata: 137 •  Emilia Romagna: 73
•  Sicilia: 133
(Media nazionale: 100)  

Il solo dato delle denunce non è sufficiente a rappresentare il fenomeno. Nel 2008 (ultimo dato disponibile a livello territoriale), in Campania le denunce per usura sono state solo 87. Seguono la Lombardia con 44 e la Puglia con 38.

Fisco e malattie aiutano gli strozzini

“Dimensionare l’usura o le estorsioni solo attraverso il numero di denunce non è molto attendibile perché il fenomeno rimane in larga parte sommerso e risulta quindi leggibile con difficoltà, approssimazione e attendibilità relativa”, commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi. “Ma quello che forse pochi sanno sono le motivazioni per le quali molti cadono nelle mani degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi per artigiani e commercianti, sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori economici nella morsa degli usurai. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni”. (A.D.M.)

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