Uso del contante: lotta a evasione o disagi per i cittadini? L’analisi

Ridurre l’uso del cash può davvero mettere alle strette evasione fiscale e criminalità? Oppure si rischiano di creare disagi per i cittadini onesti?

I paesi europei dove si usa più contante sono anche quelli con i più alti tassi di economia sommersa e corruzione. È quanto emerge dal rapporto MORE realizzato da da Transcrime – Università Cattolica. 

Per quanto riguarda la quota di utilizzo degli strumenti di pagamento in Europa – secondo i dati diffusi da ECB, Deutsche Bundesbank e De Nederlandsche Bank –Europa dell’Est, Germania e Austria sono i paesi in cui si usa più contante (sopra l’80% del totale dei pagamenti). In Germania, in particolare, è ampiamente diffuso l’uso del contante sia per le spese di piccolo taglio che per quelle più consistenti. Per dare un’idea del fenomeno basti pensare che secondo l’associazione delle concessionarie tedesche il 67% delle compravendite di auto in Germania viene effettuato in contanti. Inoltre l’uso dei terminali POS è carente e molte attività commerciali offrono sconti per chi paga in contante, i cosiddetti Barzahler-Rabatt.

L’uso del contante in Italia – Nonostante il tasso di terminali POS pro capite sia il secondo più alto in Europa, nella classifica dei Paesi che presentano una più alta diffusione del contante, l’Italia si colloca subito sotto la Germania e l’Europa dell’est. Bisogna sottolineare, tuttavia, che nel nostro Paese l’uso del contante varia enormemente tra Nord e Sud, e tra aree urbane e piccoli comuni. Se in media a Milano vengono effettuati in contante poco più del 60% dei pagamenti, in provincia di Crotone e Vibo Valentia la percentuale è pari al 90%.

Limiti all’uso del contante in Europa – Aumenta il numero dei paesi europei che hanno introdotto soglie massime per gli acquisti in contante, passati dai 4 del 2008 ai 16 attuali. I limiti massimi vanno dai 500 euro della Grecia e della Slovenia ai 15mila euro della Polonia. Tra i paesi europei che non hanno posto limiti all’uso del cash, 12 in totale, figurano invece la Germania, l’Austria, Malta, Cipro, il Regno Unito e la Svezia. Tuttavia i limiti al contante non sono per tutti uguali. In Italia, Spagna e Francia, le soglie per i non residenti sono molto più alte (10 o 15mila euro) che per i locali; in Danimarca, dove c’è un limite massimo, alcune categorie, tra le quali banche e professionisti, possono ricevere pagamenti cash, mentre in Belgio in alcuni settori (ad esempio quello immobiliare) il contante non si può proprio usare, nemmeno sotto soglia. In Olanda, pur non vigendo limiti, gli esercenti sono obbligati a riportare le transazioni in contante sopra certe soglie (ad esempio 25mila euro per le concessionarie). Nulla di strano se si pensa che  la Direttiva antiriciclaggio prevede l’obbligo di due diligence sul cliente (ed eventuale segnalazione sospetta) da parte di tutti gli esercenti della Ue che vendono beni sopra i 10mila euro.

Sulla base di questi dati secondo un’analisi del Sole 24 Ore “la presenza di soglie non è sufficiente per ridurre l’uso del contante in un paese. Nonostante l’assenza di limiti, in Svezia o in Inghilterra i cittadini continuano a preferire carte di credito e pagamenti mobile. Viceversa, in Grecia, che ha il limite più basso di tutta la Ue, le transazioni in contante rappresentano più dell’80% del totale”. Inoltre – rileva il quotidiano di Confindustria – “l’eterogeneità nella regolamentazione del contante a livello europeo può generare fenomeni di displacement dei proventi illegali da quei paesi più restrittivi a quegli altri dove, causa assenza di limiti massimi e di controlli, è più semplice riciclare contante sporco”.

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