Uscita dall’euro, Savona rilancia: “Piano B serve, non dipende solo da noi”

Dopo le polemiche durante la formazione del governo, il ministro per i rapporti con l'Europa torna a parlare di Bce e dei rischi che corre la moneta unica

I timori sulle possibili reazioni dei mercati lo hanno tenuto alla larga dal dicastero dell’Economia, ma Paolo Savona – dirottato ai rapporti con l’Europa – torna alla carica: l’uscita dall’euro non è nel programma di governo ma deve restare un’opzione sul tavolo. Anche perché – sottolinea – potrebbe non dipendere solo da noi.

Parlando in audizione alle commissioni di Camera e Senato che si occupano di politiche Ue, il ministro ha affermato che “è necessario essere pronti ad ogni evento, anche all’uscita dell’euro”. Lo insegna, ha detto, “una delle case che ho frequentato, la Banca d’Italia”, ha detto. “Mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo choc”.

Il piano B
Savona ha detto che solo adesso «siamo tutti d’accordo, anche gli economisti tedeschi, che nel 2008 l’Europa non era preparata» ad una crisi così travolgente come quella degli ultimi anni. E ancora: “Mi dicono: ‘Ma tu vuoi uscire dall’euro’. Badate che possiamo trovarci nelle condizioni in cui non siamo noi a decidere ma siano altri. La mia posizione del ‘piano B’, che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento”. “Ma se si vuole che l’euro sopravviva – ha aggiunto Savona – ci vuole una stretta connessione tra architettura istituzionale dell’Ue e politiche di crescita”.

La Bce come la Fed
Il ministro ha anche annunciato l’intenzione di vedere il presidente della Bce, Mario Draghi, nei prossimi giorni. E proprio il rafforzamento dei poteri dell’Eurotower, ha sottolineato, è uno dei suoi principali obiettivi. In particolare, ha detto il ministro, la Banca centrale europea dovrebbe avere “pieni poteri sul cambio” e “pieno e autonomo esercizio di prestatore di ultima istanza”, con uno statuto simile a quello di tutte le altre banche centrali. Quanto alle polemiche che hanno preceduto la sua nomina Savona si è limitato a dire: “Dal momento che sono stato delegittimato dai media ho cercato legittimazione democratica. È per questo che mi sono mosso in questo modo”.

Di Maio getta acqua sul fuoco
Inevitabile che nel governo si levasse una voce autorevole a gettare acqua sul fuoco: “Oggi posso dire – dice il vicepremier Luigi Di Maio a Omnibus su La7 – che il governo non sta lavorando all’uscita dall’euro. Non possiamo immaginarlo nemmeno per un attimo”. “Il governo – prosegue – non vuole uscire dall’euro. Se poi gli altri cercheranno di cacciarci non lo so, ma questo non è la nostra volontà, ne metteremo gli altri nelle condizioni di farlo”. Di Maio è invece d’accordo con Savona sul ruolo della Bce. “Se siamo nell’Unione Monetaria – aggiunge il vicepremier – la Bce deve fare realmente come una banca europea, cambiando lo statuto in modo da atteggiarsi veramente da banca centrale”.

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