Uscire dall’euro comporta più costi o benefici? Le opinioni

Gli economisti si dividono: c'è chi vede nell'uscita dall'Eurozona la salvezza, chi il baratro

Uscire o non uscire, questo è il problema. Il dilemma Eurozona sta interessando sempre più gli economisti del Vecchio Continente: c’è chi, soprattutto in Francia, spinge come François Heisbourg per tornare alle monete nazionali, e chi ha già recitato il ‘de prufundis’ per l’Euro come Latouche. il Telegraph parla addirittura di uscita coatta dell’Italia dalla moneta comune, ed una simulazione di scenarieconomici.it ha evidenziato come una sparizione dell’euro sarebbe una manna per l’Italia ed una mezza sciagura per la Germania. ora però, sempre dalla Francia, si alza a difesa dell’euro la voce di Nicolas Baverez, altro autorevole economista, che invita ad andarci piano.
 
CROLLO DEL PIL – In Francia l’uscita dall’euro, secondo Baverez, porterebbe nel breve termine a una caduta del Pil del 20% e alla perdita di almeno 1 milione di posti di lavoro (in Italia probabilmente sarebbe ancora peggio). Il ritorno al franco si accompagnerebbe a una svalutazione dal 20 al 30% della ritrovata moneta nazionale, che compenserebbe la perdita di competitività dei prezzi avvenuta con il passaggio all’euro.
 
IN ITALIA – Sempre stando allo studio di Bavarez, in Italia una svalutazione del 20-30% causata dal ritorno alla moneta nazionale farebbe perdere da un giorno all’altro valore ai patrimoni di tutti gli italiani. Il nostro è uno dei paesi europei che ha il primato per il risparmio personale e le proprietà immobiliari. L’uscita dall’euro farebbe subito perdere valore alle case e ai risparmi degli italiani del 20-30%. Oltre alla svalutazione ritornerebbe l’inflazione, un fantasma che ci ha accompagnato per decenni, un po’ come è ora con lo spread BTp-Bund. Certo, con il ritorno alla lira l’industria italiana potrebbe tornare a competere sui mercati globali sfruttando le svalutazioni competitive come faceva negli anni Ottanta. Tornerebbero a frotte gli investimenti esteri attirati, come in Grecia, dalla svalutazione dei nostri asset. Ma diventeremmo Terra di conquista per chi ha liquidità, più di quanto non stia avvenendo ora. Un Paese in saldo. Con la svalutazione che deriverebbe dal ritorno alla moneta nazionale, inoltre, da un giorno all’altro l’Italia si ritroverebbe con un debito pubblico enormemente aumentato. Un altro rischio grande, è che il Paese con un’uscita traumatica dall’euro e la ripresa della sovranità monetaria sarebbe, almeno in un primo momento, alla mercé della speculazione dei mercati finanziari, con probabile fuga di capitali e disintegrazione del sistema bancario.
 
SENZA MERCATO COMUNE – Se alla fine dell’euro, poi, si dovesse aggiungere anche la fine del Mercato unico – teorizzata anche questa da alcuni economisti più oltranzisti – si avrebbe lo scenario peggiore. Stando alle stime di Baverez, la fine del mercato unico europeo porterebbe a una perdita secca del Pil nell’area euro di circa il 5% e a una diminuzione del reddito annuo pro-capite di 4.000-5.000 euro. Non solo. La fine dell’euro assieme alla fine del mercato unico farebbe cadere l’economia mondiale in una profonda recessione.
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