Università: americane e inglesi le migliori al mondo. Ma per la prima volta quattro italiane nella Top 200

(Teleborsa) Per un diciottenne, fresco di diploma, la scelta dell’università è un momento delicato e importante destinato a influenzare il futuro lavorativo e, dunque, il percorso di vita.
Dopo aver individuato la scelta della facoltà, l’ultimo fondamentale passo è decidere in quale ateneo iscriversi.
Siete alle prese con questo interrogativo? Presto fatto: prendete un aereo, destinazione USA perchè sventola alta la bandiera a stelle e strisce quando si parla del top delle Università nel mondo.  
Sono, infatti, le università americane a dominare la classifica (stilata sulla base di alcuni parametri la quantità di risorse impiegate per l’insegnamento, la qualità della ricerca prodotta, l’occupabilità dei laureati e l’internazionalità degli studenti all’interno delle rispettive università) della quattordicesima edizione del QS World University Rankings.
Sul podio il Massachussett Institute of Technology, la celebre accademia che si conferma regina per il sesto anno di fila.
LE MIGLIORI 10– Sul podio troviamo le Università di Stanford e Harvard, rispettivamente al secondo e terzo posto. Al quarto posto, c’è il California Institute of Technology. Al quinto posto ecco l’Università di Cambridge, al sesto la Oxford. Dal settimo al nono posto troviamo nell’ordine l’University College London, l’Imperial College London e l’University of Chicago.  A chiudere la top ten ci pensa il Politecnico federale di Zurigo che spezza anche l’egemonia anglo-americana.
LE 4 SORELLE ITALIANENon resta che andare negli USA? No, perchè anche l’Italia si difende bene e con onore. Per la prima volta, infatti, ci sono 4 Università italiane tra le Top 200.Buone notizie anche per il nostro paese. Quest’anno per la prima volta troviamo quattro Università italiane all’interno della top 200. Al primo posto si conferma il Politecnico di Milano, classificatosi al 170esimo posto generale, che guadagna tredici posizioni in più rispetto all’edizione precedente. Al 188esimo posto generale  l’Alma Mater di Bologna,  venti posti in più. Al 192esimo posto a pari merito la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e la Scuola Normale.

A proposito di università, come siamo messi in Italia in fatto di laureati? Piuttosto male. Nel 2016, infatti, la percentuale di laureati nella fascia d’età tra i 30 e i 34 anni è cresciuta in tutti i paesi membri dell’Ue rispetto al 2002 con l’Italia in controtendenza, ahimè, che finisce tra gli Stati che fanno registrare la percentuale più bassa (26,2%). Ci sono 26 dottori ogni cento cittadini tra i 30 e i 34 anni. Lo rivelano i dati Eurostat. Fanno peggio solo in Romania (25,6%). Resta, dunque, lontano il traguardo della strategia Europa 2020, che fissa per tutti i Paesi, a quella data,  quota 40% di laureati.

E sul fronte retribuzione cosa succede?
Per i (pochi) fortunati laureati  italiani  che sono riusciti a portare a casa il meritato traguardo, qualcosina sembra muoversi. Le loro retribuzioni, infatti, crescono del +4%, quasi in linea con quelle dei colleghi tedeschi (+5), mentre la busta paga dei francesi si ferma al +2%, al +1% quella degli inglesi e quella degli spagnoli resta stabile», commenta Mariagrazia Galliani, information solutions practice leader di Mercer.
La situazione, in generale, rimane invece critica. Lo stipendio annuo lordo mediano (su un campione di aziende con 1.400 dipendenti e fatturato fra 50 e 500 milioni di euro) è di 28.000 euro, molto distante rispetto a quanto avviene in Germania dove lo stipendio è praticamente quasi il doppio con 46.000 euro.
Università: americane e inglesi le migliori al mondo. Ma per la prima...