Anche la cultura in crisi, l’Unesco verso la paralisi

Taglio dei fondi Usa come protesta all’ingresso della Palestina mette a rischio l’attività dell’organizzazione

Le difficoltà dell’economia questa volta non centrano. La crisi dell’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni Unite per la scienza, la cultura e l’educazione), ha origine politiche. Infatti gli Usa – i maggiori finanziatori – hanno tagliato i fondi dopo l’ingresso nell’organizzazione della Palestina. Una decisione che ha dato il via a un fitto programma di tagli e risparmi che porterà allo stop di numerosi programmi Unesco.

Tutto è partito dal 31 ottobre, quando la Conferenza ha ammesso all’Unesco come Stato membro la Palestina. Voto quasi plebiscitario: 107 sì, 14 no e 52 astenuti. Ma fra i 14 non c’era, oltre al voto di Israele, anche quello degli Usa. E una legge di Washington impone di tagliare i contributi americani alle organizzazioni internazionali che accettino la Palestina come membro.

Ora l’organizzazione con base a Parigi è costretta a sospendere tutti i suoi programmi fino alla fine dell’anno a causa il blocco dei finanziamenti Usa in segno di protesta. Si tratta di colmare un disavanzo di cassa per il 2011 di circa 65 milioni di dollari che pesa sull’organizzazione con sede a Parigi. Obiettivo raggiungibile mettendo insieme 35 milioni di dollari di economie ottenute sospendendo i progetti e altri 30 milioni derivati dai fondi di rotazione.
Il meeting del Comitato intergovernativo dell’Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, in programma a Bali dal 22 al 29 novembre, non sarà però sospeso, visto che il risparmio andrà soprattutto a concentrarsi sui viaggi del personale fino a vari impegni contrattuali.
“La situazione è difficile” ammette però la direttrice generale Irina Bokova, spiegando che per l’anno 2012-2013 l’Unesco, se perdurerà tale situazione, dovrà affrontare un “buco” di circa 143 milioni di dollari. Pare però che l’Organizzazione, dopo l’ingresso della Palestina tra i suoi membri e la notizia che gli USA non avrebbero più finanziato l’Unesco, abbia ricevuto moltissime lettere non solo di solidarietà ma anche di donazioni, tanto che la Bokova starebbe pensando ad un “fondo di emergenza”, per raccogliere donazioni da parte dei governi come da cittadini privati.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Anche la cultura in crisi, l’Unesco verso la paralisi