Una nuova bolla all’orizzonte

Come se nulla fosse, il mercato finanziario cresce sganciato dall'economia reale. Ed è boom di derivati

Prendi i soldi e scappa. Hanno intascato i salvataggi finanziari varati dai governi con il denaro dei contribuenti e poi si sono rimesse a fare profitti come se nulla fosse.
Sono le banche, sempre più sganciate dall’economia reale, che invece continua a soffrire: licenziamenti, aziende che chiudono e il Fondo monetario internazionale che continua a tenersi in pancia in pancia titoli tossici per ben 1.500 miliardi di dollari a livello globale.

E’ questo il senso di un articolo dell’Espresso, che rimarca come “le Borse stiano correndo da oltre sette mesi, le emissioni di obbligazioni statali e private vadano a ruba, i famigerati ‘derivati’ siano tornati ai livelli record del 2008, l’oro abbia il vento in poppa e, intanto, l’economia reale continui a boccheggiare e la gente non fa altro che parlare di aziende che chiudono o licenziano dipendenti”.

Beffa delle beffe: “Il gigante Goldman Sachs (…) è pronta a sganciare 16,7 miliardi di dollari di premi ai propri manager: oltre il 46 per cento in più rispetto al 2008″.
Ma quando la finanza si stacca così dal “mondo reale” non c’è il rischio di una nuova bolla?
Secondo Mario Draghi – governatore della Banca d’Italia ma anche presidente del Financial Stability Board – invece di distribuire emolumenti milionari ai propri manager (per quali meriti?) e corposi dividendi agli azionisti, gli istituti di credito farebbero bene a rafforzare il proprio capitale. Insomma, prudenza, mettere fieno in cascina.
Magari per renderlo disponibile, un domani, agli investimenti produttivi.

E invece, le lobby finanziarie Usa sono perfino riuscite a impedire qualsiasi riforma del sistema finanziario che ponesse un limito alla “finanza creativa“, quella dei derivati che sono all’origine della crisi mondiale. Magari si poteva imporre agli operatori una garanzia patrimoniale a copertura dei rischi.
Niente da fare: “Forse il 2009 non sarà da primato come l’anno scorso, quando il valore nominale di tutti i derivati aveva sfiorato il milione di miliardi di dollari, però già nella prima metà dell’anno eravamo a quota 445 mila miliardi, secondo l’International swaps and derivates association”.

Attualmente, si calcola che sul mercato ci siano già in circolazione 114 miliardi di obbligazioni ad alto rendimento e basso rating, qundi pericolose. E l’euforia dei mercati, secondo gli analisti più avveduti, è prodotta quasi esclusivamente dalla “straordinaria dose di liquidità iniettata nel sistema dai governi e dalle banche centrali”.
E al contempo “la salute delle banche americane non è buona come appare, perché grazie alle garanzie pubbliche del piano Geithner sui titoli tossici, questi non sono iscritti a bilancio al loro effettivo valore di mercato”.

In pratica, è come se un neo-trapiantato di fegato si rimettesse immediatamente a bere superalcolici perché tanto “adesso sto bene”.
Ma il neo-trapiantato rischia la propria pelle, le banche rischiano lavoro e benessere altrui.

Una nuova bolla all’orizzonte