“Restituiteci 50 miliardi”: dal referendum anti-austerity al Patto Fiscale

Confesercenti: "Tagli coraggiosi della spesa pubblica: ma nel frattempo, sia chiaro, basta con nuove tasse"

UN NUOVO PATTO FISCALE – Restituire a cittadini e imprese cinquanta miliardi in cinque anni. E’ quanto prevede il nuovo Patto fiscale lanciato dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi, in occasione dell’assemblea annuale dell’Associazione.
"Ci vuole un nuovo Patto fiscale: nei prossimi cinque anni vogliamo un impegno solenne da parte del Governo, ma anche da Regioni ed Enti Locali, che preveda la restituzione di 10 miliardi l’anno a cittadini e imprese", ha spiegato Venturi.
L’operazione può essere finanziata con "tagli coraggiosi della spesa pubblica: ma nel frattempo, sia chiaro, basta con nuove tasse, con altri aumenti di imposizione fiscale nazionale e locale".
 
CONTRO AUSTERITY E FISCAL COMPACT – La guerra all’austerità imposta dai vincoli europei ed al pareggio di bilancio in Costituzione ha finalmente una forma ed una sostanza. È stata infatti depositata giovedì 12 in Corte di Cassazione la proposta di Referendum "Stop austerità. Referendum contro il Fiscal Compact", che ha per oggetto la legge 243 del 2012 che dà attuazione alla introduzione del principio di pareggio del bilancio in Costituzione (Legge costituzionale n. 1 del 2012).
 
FISCAL COMPACT: COS’E’ – Il Patto di bilancio europeo, formalmente Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria (conosciuto anche con l’anglicismo fiscal compact, letteralmente "patto finanziario"), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea[1], con l’eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, entrato in vigore il 1º gennaio 2013.Il patto contiene una serie di regole, chiamate "regole d’oro", che sono vincolanti nell’UE per il principio dell’equilibrio di bilancio.
L’accordo prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato CE, l’inserimento, in ciascun ordinamento statale (con norme di rango costituzionale, o comunque nella legislazione nazionale ordinaria), di diverse clausole o vincoli tra le quali:
– obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio (art. 3, c. 1),[10]
– obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL)
– significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL
– impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea (art. 6).
Sebbene sia stato negoziato da 25 Paesi dell’Unione europea, l’accordo non fa formalmente parte del corpus normativo dell’Unione europea.
 
IL REFERENDUM – Uno dei rappresentati del Comitato promotore del voto popolare, il professore ordinario di economia politica all’Università del Sannio, Riccardo Realfonzo, ha spiegato le ragioni del referendum in un’opinione pubblicata sul sito Economia Politica.
"Il Fiscal Compact rischia di rivelarsi deleterio per la ripresa. Costringerebbe infatti il governo italiano a praticare ulteriori drastiche politiche di austerità, per i prossimi due decenni. Si tratta di impegni che tecnicamente non possono essere rispettati, a meno di volere trascinare il Paese in una prolungata recessione dagli effetti sociali devastanti. Per questa ragione, è bene che gli italiani si esprimano sul referendum che abbiamo proposto, respingendo un approccio di finanza pubblica pesantemente restrittivo che non ha alcuna giustificazione tecnico-scientifica. Il referendum ha per oggetto aspetti specifici della legge 243 del 2013, la quale dà attuazione al principio del pareggio di bilancio recentemente introdotto nella Costituzione (con la legge costituzionale n. 1 del 2012). Un percorso impercorribile all’insegna della più ottusa austerità. In Italia, a causa della risposta sbagliata alla crisi, il Pil resta oggi a un livello del 9% più basso rispetto allo scoppio della crisi e la disoccupazione è più che raddoppiata, passando da 1,5 a 3,1 milioni".
“Restituiteci 50 miliardi”: dal referendum anti-austerity ...