Ue, ultimatum all’Italia: “Manovra da 3,4 miliardi o procedura d’infrazione”

Padoan impegnato a trovare una mediazione

Servono circa 3,4 miliardi di euro, una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Prodotto interno lordo. Ce lo impone l’Unione Europea, altrimenti scatta la procedura d’infrazione per deficit eccessivo per il mancato rispetto della regola del debito. Un commissariamento che durerebbe diversi anni sulle scelte di politica economica che il governo Gentiloni difficilmente potrà permettersi.

Come anticipato su queste stesse pagine, l’Europa aveva lasciato in stand-by la questione in attesa del referendum costituzionale del 4 dicembre, ma erano già giunti diversi segnali sul fatto che a Bruxelles considerassero l’ultima legge di Bilancio del governo Renzi uno sforamento evidente dei limiti imposti.

Ora però quello che diversi dirigenti europei hanno battezzato “il conto di Renzi” deve essere pagato. Con una manovra aggiuntiva chiamata ad aggiustare il deficit strutturale (l’indebitamento al netto delle spese una tantum) di circa di 3,4 miliardi.

Secondo le previsioni economiche pubblicate lo scorso autunno da Bruxelles, infatti, il deficit italiano viaggerà intorno al 2,4 per cento del Pil, due decimali al di sopra del target concordato a Bratislava e di quello che la Commissione considera il tetto massimo per evitare una micidiale bocciatura dell’Italia da parte dell’Eurogruppo.

Peraltro, si legge su La Repubblica, dal 4 dicembre a Bruxelles si respira delusione per le infinite aperture di credito concesse a Renzi, non solo sui conti, e non sfruttate al meglio dal governo italiano. A Roma lo sanno, il negoziato riservato tra Padoan e Moscovici per ridurre l’entità della manovra bis è già partito, ma il governo è consapevole che questa volta la correzione dovrà esserci e più di tanto il conto non potrà essere ridotto.

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