UE, Recovery Fund: verso il primo round, strada tutta in salita

La discussione entra nel vivo in vista del prossimo vertice che si terrà in videoconferenza venerdì 19 giugno

Si scrive Recovery Fund, si legge rebus. Dimensioni e durata, criteri di ripartizione degli aiuti, proporzione tra sussidi a fondo perduto e prestiti, condizionalità legate a investimenti e riforme sono solo alcuni dei nodi della trattativa in corso tra i 27 Stati membri allargata anche alla discussione sul bilancio pluriennale europeo.

Nella serata di ieri, in vista del vertice che si terrà in videoconferenza venerdì prossimo, 19 giugno,  il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha inviato la lettera d’invito ai capi di Stato e di governo dell’Ue “I temi centrali dell’incontro – scrive Michel sottolineando che l’Ue ha bisogno di una risposta eccezionale a questa crisi senza precedenti, commisurata all’entit della sfida – saranno il Quadro finanziario pluriennale e il Piano per la ripresa.  Sarà la prima volta che discuteremo del pacchetto dalla sua pubblicazione il 28 maggio. Molto lavoro stato fatto in seno al Consiglio Ue per preparare il terreno e consentire a tutte le delegazioni nazionali di avere una chiara comprensione delle varie parti della proposta. Ora tempo per i membri del Consiglio europeo di discutere approfonditamente il pacchetto”.

TUTTI I NODI DA SCIOGLIERE – La strada è lunga e tutta in salita. E Michel lo sa bene.  “Dobbiamo avere – scrive – un dibattito costruttivo e approfondito sugli elementi che richiedono ulteriori chiarimenti, o dove le opinioni devono ancora convergere, come ad esempio: dimensione e durata dei vari elementi del Piano di rilancio; il modo migliore per allocare l’assistenza e l’emissione di prestiti e sovvenzioni;  le questioni relative alla condizionalità e alla governance; le dimensioni e contenuto del Qfp e dei relativi finanziamenti, comprese le risorse proprie e i ‘rebate'”, ovvero gli “sconti” compensativi sulle contribuzioni nazionali al bilancio che sono stati concessi in passato a diversi “contributori netti” come Olanda, Svezia e Germania.

“Il nostro obiettivo finale – ricorda il Presidente del Consiglio europeo – quello di raggiungere un accordo il più presto possibile. C’ ancora molta strada da fare verso un accordo, quindi dovremo lavorare molto nei prossimi giorni e settimane. Ci riusciremo – conclude Michel – se entreremo nei colloqui con senso di responsabilità e la volontà di uscire da questa grande sfida uniti e forti”.

Tanti i nodi da sciogliere, poco il tempo per farlo. I cosiddetti frugali –  Olanda, Austria, Danimarca, Svezia – vogliono ridimensionare la portata del fondo con l’appoggia Germania, che propone di tornare al piano franco-tedesco (500miliardi complessivi ). Poi ci sono Belgio, Irlanda e Ungheria che spingono nella direzione di una revisione dei criteri di ripartizione degli aiuti, ad oggi considerati “ingiusti”: Italia in testa con 172miliardi di euro, seguita dalla Spagna con 140.

La discussione entra nel vivo,  l’Italia puntava (e sperava) ad un’intesa a giugno. Non andrà così e il tempo per noi è già scaduto. Ci toccherà, nell’attesa, il MES? 

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

UE, Recovery Fund: verso il primo round, strada tutta in salita