UE, Dombrovskis da falco a colomba: semplificare Patto di Stabilità 

Il lettone apre alla riforma, sull'onda del nuovo corso green e di sostenibilità sociale caldeggiato dal nuovo scacchiere dell’Unione Europea

Le regole del Patto di stabilità e crescita “sono diventate troppo complesse. Ci servirà un dibattito considerevole per vedere se c’è ampio consenso per semplificarle“. Parole pronunciate da Valdis Dombrovskis, attuale vicepresidente della Commissione – che dall’1 novembre manterrà il ruolo di vice con un ruolo esecutivo e una pesante delega ai servizi finanziari – nel corso dell’audizione al Parlamento europeo che deve confermare la sua nomina.

Una apertura, perfettamente in linea con quanto auspicato sia dalla presidente eletta Ursula von der Leyen che dal commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni.  “Lavoreremo sulla base del rapporto del Fiscal board che ha suggerito modifiche per semplificare le regole“ , ha aggiunto il lettone. Un cambio di passo che ha stupito più di qualcuno:  non più falco dell’austerity, ma quasi colomba nel nuovo corso ‘green’ e di sostenibilità sociale caldeggiato dal nuovo scacchiere dell’Unione Europea.

Sulla riforma del Patto, in linea generale, “non bisogna mettere troppe linee rosse ma lavorare con spirito di compromesso”, ha spiegato ancora , ricordando che l’attuale interpretazione del Patto di stabilità, con le clausole di flessibilità, risale al 2016. E “al momento l’approccio è fare il miglior uso di questa flessibilità”. “Ma allo stesso tempo ricordiamoci che il Patto ha due parole, stabilità e crescita, quindi dobbiamo considerare anche la stabilità finanziaria degli Stati membri, e trovare sempre un equilibrio tra i due elementi”.

In occasione del Forum Ambrosetti, agli inizi di settembre, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella era entrato a gamba tesa sull’argomento, auspicando – senza troppi giri di parole – che si rimettesse mano al Patto.  

Argomento altrettanto centrale, l’atteso green new deal europeo. “Per finanziare la transizione verso una economia neutra dal punto di vista climatico servono investimenti importanti in Europa. Parliamo di trilioni di euro nei prossimi decenni”, ha concluso il lettone rimarcando l’importanza sia degli investimenti pubblici che di quelli privati,

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