Ue: “in Italia conti correnti troppo cari”. E apre un’inchiesta

"La media è la più alta, 246 euro". Ma l'Associazione bancaria protesta: "Il costo effettivo è di 114 euro"

La Commissione europea contesta ancora una volta i costi medi dei conti correnti italiani, che risultano eccessivi rispetto alla media europea. E  annuncia un’indagine per verificare.
“In Italia la media è di 246 euro per anno a cliente, mentre in Olanda il costo medio è di 43 euro. Perché queste differenza?”, chiede il commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier, annunciando l’inchiesta che i suoi servizi condurranno insieme a quelli del commissario Ue ai consumatori.

Ovviamente diversa la posizione dell’Associazione bancaria italiana (Abi), pur dichiarando la disponibilità a collaborare. Secondo l’associazione, infatti, il costo medio in Italia è di 116 euro contro una media europea di 114 euro.

Intanto, però, il commissario Barnier ha annunciato che se “l’operazione trasparenza sui costi delle operazioni bancarie non porterà i risultati auspicati”, la Commissione è pronta a “intervenire per legge” sulla materia entro l’anno prossimo. L’Abi replica ricordando che “il confronto sui prezzi dei servizi bancari deve tenere conto i diversi modi di fare banca oggi in Europa”, e ricorda l’introduzione dell’indice sintetico di costo, “che rappresenta il dato per specifici profili di clientela, indice che altri Paesi non hanno adottato”.

Comunque la guerra dei numeri non è nuova. Già un anno fa l’allora presidente Abi Corrado Faissola aveva scritto al Commissario Ue ai consumatori, Meglena Kuneva, che i dati della ricerca erano errati.

La questione verterebbe su tre elementi: la Commissione Ue, secondo la visione dell’Abi, prenderebbe in esame le condizioni massime secondo contratto e non quelle effettivamente praticate; includerebbe nel calcolo anche le imposte di bollo, che non sono commissioni bancarie; ma soprattutto inserirebbe le spese di scoperto di conto, forma particolarmente utilizzata in Italia a differenza del resto d’Europa, dove si fa maggiormente ricorso al credito al consumo che non rientra però in questo calcolo.

Il tema delle commissioni di massimo scoperto, dei fidi e di strumenti simili è punto delicato per il sistema bancario italiano: non più di un mese fa la Banca d’Italia ha nuovamente sollecitato il legislatore a semplificare l’attuale assetto normativo in materia, che consente “di mantenere commissioni dalla struttura opaca, complessa e molto diversificata” e non agevola “la comparazione dei costi”. Un appello che ieri il presidente Abi, Giuseppe Mussari, ha raccolto e indirettamente girato alle singole banche, invitandole a non applicare commissioni a chi va occasionalmente in rosso sul conto corrente per piccoli importi.

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