Ue, cartellino giallo all’Italia. Ora rischio manovra da 9 miliardi

L'Europa ricorda all'Italia che rientra nel regime di sorveglianza rafforzata per i conti pubblici

Nessuna procedura d’infrazione, ma un cartellino giallo che prelude a inevitabili interventi sulla finanza pubblica; è questo il sunto del documento dell’Unione Europea per quanto riguarda l’Italia. Pur non chiedendo in tempi brevissimi una manovra correttiva, l’Ue pretende infatti che il governo Renzi dettagli «in modo credibile entro il 15 aprile» le misure necessarie «per rispettare il percorso di aggiustamento raccomandato per raggiungere l’ obbiettivo di medio termine»; cioè, il pareggio di bilancio.

L’ Italia è tra quei Paesi che – secondo la Commissione Ue – ha “squilibri eccessivi” di finanza pubblica. Gli altri sono Bulgaria, Croazia, Francia e Portogallo. In particolare, gli squilibri nazionali riguardano il dato del debito, la bassa competitività, le sofferenze bancarie, la disoccupazione; ed in più, non ha raggiunto l’ obbiettivo di pareggio strutturale di bilancio.

MANOVRA IN ARRIVO – Il richiamo in arrivo da parte dell’Unione europea e Il il taglio delle stime del pil 2016 già annunciato dal governo comporteranno una correzione dei conti pubblici: è quindi ormai scontata una manovra che va da 3 miliardi fino a 9 miliardi di euro. Il premier Matteo Renzi ha dichiarato che il prodotto interno lordo quest’anno salirà dell’1,4%, quindi meno rispetto all’1,6% previsto negli scorsi mesi. La crescita tuttavia potrebbe fermarsi all’1% e questo comporterebbe un intervento volto a contenere l’impatto negativo sulle finanze dello Stato: dovranno essere aumentate le tasse oppure bisognerà sperare in una improbabile revisione della spesa pubblica. Così il Centro studi di Unimpresa mentre l’Ue dovrà dare indicazioni sul rientro del disavanzo sui conti pubblici italiani.

A pesare sull’andamento della finanza statale sono anche le sulle stime del pil 2016 del governo, che con ogni probabilità saranno riviste al ribasso. Ogni punto decimale di pil “vale” circa 1,5 miliardi di euro, considerando che l’intero prodotto interno lordo si attesta attorno ai 1.500 miliardi. Ne consegue che una revisione al ribasso pari allo 0,2%, cioè il pil in crescita all’1,4% e non più all’1,6%, comporterebbe una manovra correttiva di 3 miliardi. Intervento che salirebbe rispettivamente a 6 e 9 miliardi qualora il pil si fermasse all’1,2% o all’1%. Il quadro complessivo che sarà meglio delineato dallo stesso governo entro la metà di aprile con il Documento di economia e finanza, secondo il Centro studi di Unimpresa, evidenzierà in ogni caso una debolezza strutturale della congiuntura. Tutto ciò avrà inevitabili conseguenze sia sul programma futuro dell’esecutivo sia sulle promesse già fatte, specie in campo fiscale. Tenuto conto, peraltro, che la spending review è una missione impraticabile, come dimostrato dall’aumento di 52 miliardi delle spese correnti della pubblica amministrazione nel 2015 rispetto al 2014, è assai probabile che qualsiasi misura correttiva si traduca in un aumento delle tasse sia sulle famiglie sia sulle imprese.

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