Ue, accordo raggiunto per l’unione bancaria: ecco come funziona

La soluzione comune raffina l’intesa di massima che era già stata ottenuta nei mesi scorsi

L’ACCORDO – I punti dell’accordo riguardano sostanzialmente i tempi e le modalità del meccanismo di risoluzione. Rispetto alla bozza iniziale, si è accorciato da 10 a 8 anni il tempo necessario per far entrare il fondo a regime, per cui già dal primo anno sarà messo in comune il 40% dei compartimenti nazionali, ossia dei fondi alimentati dalle banche di ciascuno stato membro. Il secondo anno sarà messo in comune un nuovo 20%, mentre per i sei anni successivi, si progredirà fino al 100%.
 
LE DIVISIONI SUPERATE – A regime, il fondo disporrà di 55 miliardi di euro, tramite contributi versati dalle banche, attraverso un’imposta. Per la fase di transizione, però, è stata prevista l’erogazione di una linea di credito, per evitare che i fondi a disposizione possano risultare insufficienti a sostenere una banca in crisi. Viene superata così la divergenza di vedute tra la Germania ed altri stati, come l’Italia, sul cosiddetto meccanismo di “backstop”.
In sostanza, Berlino chiedeva che nella fase di transizione fossero gli stati nazionali a caricarsi degli aiuti, per la somma non coperta dal fondo comune, mentre i Piigs, in particolare, chiedevano sempre un sostegno pubblico, ma comunitario, in modo da non gravare sui bilanci statali.
 
LA BCE – La BCE avrà poteri più ampi, rispetto alle previsioni iniziali, riguardo alla possibilità di far chiudere una banca, essendo stati ridotti i poteri dei singoli stati membri, mentre sarà costituita un’agenzia ad hoc per la chiusura delle banche fragili dell’Eurozona.
Soddisfatto il commissario al Mercato interno, Michel Barnier, che l’ha definita la riforma più importante dall’introduzione dell’euro, sottolineando come un fatto così epocale sia stato possibile a soli due anni dalla sua proposta. D’ora in poi sarà possibile gestire il fallimento di una banca nell’Area Euro anche nel giro di un fine settimana.
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