Turismo, gli operatori scommettono sulla ripartenza. Non sarà solo di prossimità

Oltre il 76% delle agenzie di viaggio ritiene che i flussi turistici supereranno i livelli pre-Covid 

Oltre il 76% delle agenzie di viaggio ritiene che i flussi turistici supereranno i livelli pre-Covid e secondo il 47% di esse, questi saranno indirizzati prevalentemente verso l’Europa. Sono alcuni dei dati che emergono dal sondaggio realizzato dall’Osservatorio FondItalia sullo stato di salute delle agenzie di viaggio e il ramo alberghiero italiano alla vigilia della stagione estiva.

Nonostante la forte incertezza che domina le tempistiche delle riaperture, il settore sta infatti scommettendo sulla voglia delle persone di tornare a viaggiare. Secondo gli esperti gli spostamenti non saranno solo verso destinazioni di prossimità, come successo nell’estate 2020, ma anche verso mete per le quali serve prendere un aereo.

Un assist potrebbe arrivare dal travel-pass che l’Europa sta mettendo a punto, e che potrebbe essere pronto per giugno. Senza di esso le prospettive di ripartenza si fanno più cupe.

Il green pass vaccinale che consente gli spostamenti tra Paesi dell’Unione Europea non favorirebbe solo le vacanze degli italiani, ma salverebbe anche l’estate degli stranieri in vacanza in Italia che vale 11,2 miliardi per il sistema turistico nazionale in spese per alloggio, alimentazione, trasporti, divertimenti, shopping e souvenir, secondo un’analisi della Coldiretti su dati Bankitalia in riferimento all’annuncio del commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton sul fatto che il sistema operativo del pass sarà pronto il 1 giugno.

L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è fortemente dipendente dall’estero per il flusso turistico con ben 23,3 milioni di viaggiatori stranieri che la scorsa estate hanno dovuto rinunciare a venire in Italia per effetto delle limitazioni agli spostamenti e per le preoccupazioni sulla diffusione del contagio.

Il rilancio del turismo non è però solo una questione italiana. Sono circa 22-26 milioni le persone che lavorano direttamente o indirettamente nel settore turistico nell’UE. Il settore contribuisce al 9,5% del PIL totale dell’UE, rappresenta l’11,2% della forza lavoro del Vecchio Continente e conta quasi 3 milioni di imprese, di cui il 90% sono piccole e medie imprese, secondo dati Eurostat.

I sondaggi commissionati dai tour operator confermano la disponibilità delle persone, se ci saranno le condizioni, a partire. L’88% dei viaggiatori si dichiara disponibile a spendere di più per le vacanze del 2021, il 48% per riscattare l’anno di Pandemia e partire per il viaggio della vita, il 44% per allungare la permanenza e godersi qualche giorno in più e il 36% per soggiornare in luoghi più confortevoli, secondo quanto emerso dal Trend Travel Report del tour operator WeRoad.

Di certo le imprese del comparto devono fare la loro parte per adeguarsi al “mondo nuovo” che stiamo vivendo, e non perdere le occasioni della ripartenza. La stragrande maggioranza delle imprese, nello specifico l’83% delle agenzie di viaggio e il 60,7% delle strutture di alloggio, ritiene che la pandemia determinerà cambiamenti permanenti nella propria attività, secondo i dati dell’Osservatorio FondItalia.

Secondo la maggior parte degli intervistati i settori sui quali sarà necessario intervenire saranno la tipologia dei servizi offerti, l’organizzazione del lavoro, il marketing e la comunicazione nonché la sicurezza, soprattutto dal punto di vista sanitario.

Non tutti però sono ottimisti, soprattutto sul breve termine. Nonostante iniziative degli Stati europei per promuovere le loro perle estive – basti pensare al piano della Grecia per far diventare le isole sparse nell’arcipelago dell’Egeo le prime aree “Covid-free” del Paese sperando in un afflusso di visitatori estivi (l’obiettivo è avere almeno 69 isole completamente vaccinate entro la fine di aprile) – l’incertezza è ancora tanta.

L’indecisione sull’allentamento delle misure restrittive rende impossibile prevedere i livelli di domanda in tre o quattro mesi per quanto riguarda le prenotazioni di voli, ha detto questa settimana il CEO della compagnia low-cost WizzAir, József Váradi, in un’intervista.

Váradi non sa “se un previsto aumento della capacità tra il 70% e l’80% dei livelli pre-pandemici sia giustificato”, specificando che bisogna “conciliare questi numeri con la realtà”. “Potrebbe essere possibile operare entro questi intervalli, ma non possiamo garantirlo – ha specificato – Non è una questione di pianificazione della capacità, ma dei governi che impongono restrizioni“.

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