Trump, l’Europa e il rischio bolla

Il Tesoro USA ha svelato i dati sul deficit federale, che nell'ultimo trimestre ha raggiunto 357 miliardi di dollari

I mercati? Sono un una condizione favorevoleRischio bolle? Non arriva dal mercato azionario che, peraltro, ha aggiornato i suoi massimi storici, ma dal debito sovrano e dalle prolungate strategie espansive delle banche centrali, che hanno portato a notevoli distorsioni sui mercati finanziari. Parola di Jamie Dimon, numero uno della banca d’affari americana JP Morgan Chase, in una intervista rilasciata alla CNBC, durante il Wold Economic Forum di Davos (Svizzera).

Dimon ha affermato che i tassi di interesse negativi sono una delle cose che lo preoccupano in un mercato che, altrimenti, si trova in una condizione favorevole. “L’unica cosa di cui mi preoccupo sono i tassi di interesse negativi, il QE e la deviazione tra i prezzi delle azioni ed i prezzi delle obbligazioni e rendimenti”, ha detto il finanziere statunitense, ammettendo che l’unica “zona d’ombra” nel mercato è rappresentata dal debito sovrano.

“È una specie di grande esperimento storico e ancora non sappiamo quale sia il risultato finale”, ha ammesso, spiegando che l’unica bolla è nel debito sovrano e nelle politiche ultra accomodanti di alcune banche centrali, BCE e Bank of Japan in primis, che hanno portato a praticare tassi negativi, stimolando una fuga di capitali (e di investimenti) verso aree che offrono rendimenti più interessanti.

L’Europa finanzia il debito e il benessere USA 

La scorsa settimana, il Tesoro USA ha svelato i dati sul deficit federale, che nell’ultimo trimestre ha raggiunto 357 miliardi di dollari, portando il disavanzo dell’intero anno vicino al muro dei 1.000 miliardi di dollari. E l’anno prossimo molto probabilmente sfonderà questo tetto. Un debito altissimo servito per finanziare le politiche fiscali espansive di Donald Trump, stimolare la spesa ed il benessere dei consumatori e sostenere le imprese (quelle americane), facendo volare Wall Street su nuovi record storici.

Ma chi finanzia questo debito? Secondo quanto riportato da un articolo de Il Sole 24 Ore, in base ai dati forniti dalle banche d’affari Natixis e Intesa Sanpaolo, l’Eurozona è diventato il principale creditore degli Stati Uniti con 1.121 miliardi di dollari di titoli di stato USA detenuti, il doppio rispetto ai circa 500 miliardi del 2011. Se poi si considera l’Unione Europea nel suo complesso la cifra arriva 1 1.587 miliardi. In questo modo è stata sorpassata la Cina che ne possiede 1.089 miliardi.

L’effetto boomerang dei tassi negativi

Queste dinamiche sono il prodotto delle politiche espansive della BCE, che ha portato i tassi d’interesse in negativo e drogato le banche con liquidità aggiuntiva (il QE). Questo denaro infatti non si è riversato sull’economia (europea) ma le banche e gli investitori sono andati a caccia di rendimenti più interessanti, trovando una Fed, che nel frattempo aveva alzato i tassi d’interesse, ed i T-bond che offrivano ritorni più ampi dei titoli di stato europei. Un effetto amplificato dal mercato dei cambi, dove una pratica conosciuta come carry trade, favoriva un dollaro sempre più forte rispetto all’euro.

Trump minaccia ma….

Per assurdo quindi il Presidente Trump sta minacciando l’Europa di imporre dazi aggiuntivi, se questa andrà avanti con il proposito di colpire le Internet company con una web tax, ma l’UE potrebbe per assurdo avere un arma di ricatto (che probabilmente on userà mai) ed uno strumento negoziale nei confronti degli Stati Uniti. Basterebbe disinvestire nel debito USA.

Cosa accadrà?

Secondo Dimon, questo trend non può continuare e si rischia lo scoppio di una bolla, quella appunto del debito sovrano. “In questo momento la gente pensa che le banche centrali di tutto il mondo possano fare quello che vogliono, ma non possono”, ha detto Dimon a Davos, ma un limite c’è ed è rappresentato dall’inflazione, che crea un circolo vizioso e prima o poi andrà interrotto.

In caso di aumento dell’inflazione, infatti, le banche centrali non potranno far altro che alzare i tassi per raffreddare l’economia, di fatto rendendo più costoso il debito pubblico e creando una sorta di “trappola”. “Nella storia, ogni volta che si vede una cosa del genere, non necessariamente finisce bene”, ammette Dimon.

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