Troppi debiti? Ora alle famiglie si applicano le regole dell’azienda per accordarsi coi creditori

In caso di sovraindebitamento ora anche le famiglie hanno una procedura concordata come le aziende. Per regolare i conti ed evitare la bancarotta

Famiglie come le aziende. Almeno per quello che riguarda i troppi debiti. Tra la crisi che morde, da una parte, e i sacrifici per salvare l’Italia dal default, dall’altra, le famiglie rischiano di andare a gambe all’aria. Ma una famiglia non può fallire, cioè la legge non prevede una procedura fallimentare controllata, come per le società. Se una famiglia non ce la fa più a pagare rate e bollette viene trascinata in tribunale dai suoi creditori e rischia di perdere tutto.

Tutto questo finora. Ma il governo ha appena approvato un decreto-legge sul sovraindebitamento. Una misura urgente per fronteggiare le situazioni di crisi di piccole imprese e famiglie a cui, per l’appunto, non si applicano le disposizioni in materia di procedure concorsuali. Da ora viene estesa anche ai privati cittadini la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti per arrivare alla “esdebitazione” definitiva del soggetto in crisi. Cioè a chiudere una volta per tutte i conti con i creditori.

Si applica in sostanza anche ai privati un meccanismo simile al concordato preventivo, la procedura con cui l’imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito o comunque per cercare di superare la crisi temporanea della sua azienda.

Un’alternativa al tribunale

Le norme introducono, per la prima volta in Italia, un meccanismo per estinguere, a determinate condizioni, tutte le obbligazioni del soggetto sovraindebitato. Il meccanismo è controllato e garantito da un giudice ma serve proprio a evitare di imbarcarsi in cause estremamente lunghe e costose, a vantaggio sia dei debitori che dei creditori (nonché della stessa macchina giudiziaria che si trova alleggerita di una notevole mole di processi).

Il piano può prevedere una moratoria di un anno per il pagamento dei creditori estranei quando il piano stesso è idoneo ad assicurarne il pagamento alla scadenza del nuovo termine e quando la moratoria non riguarda il pagamento dei titolari di crediti non pignorabili.

La procedura

Il cittadino che vuole avviare la procedura concordata deve presentare domanda al tribunale di residenza allegando le dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni e gli atti di disposizione del patrimonio (compravendite ecc.), degli ultimi 5. Il giudice, verificati i requisiti di ammissibilità, fissa una finestra di 120 giorni per mettere il patrimonio del debitore al riparo da azioni esecutive individuali o da sequestri conservativi..

A parte questo intervento iniziale il giudice si limita a omologare l’accordo finale raggiunto tra debitore e creditore. Il ruolo decisivo è invece svolto dai nuovi organismi di composizione della crisi, composti da professionisti con una preparazione adeguata, che favoriscono il raggiungimento dell’accordo e ne seguono l’attuazione.

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