Troppi debiti? La legge salva-famiglie c’è ma deve essere attuata. Come funziona

La legge consente alle famiglie schiacciate dai debiti di proporre un piano di ristrutturazione per uscirne in "piedi". Ma si attende ancora il via libero operativo

Il salvagente esiste ma si attende qualcuno che lo lanci in mare. La legge sulla “composizione delle crisi da sovraindebitamento” (la n. 3/2012) è di gennaio ma manca ancora il regolamento attuativo che individua gli organismi a cui i cittadini possono rivolgersi per attivare la procedura di ristrutturazione del debito. Era un provvedimento atteso da molte famiglie schiacciate dai debiti, che estende anche ai privati le procedure già previste per le imprese in crisi, anche senza l’obbligo di un accordo col creditore. Ma per il momento resta inattuato.

Come funziona la ristrutturazione

La legge ha esteso le tutele delle procedure concorsuali alle piccole imprese o agli imprenditori individuali (che prima ne erano esclusi perché i limiti di fatturato o il volume debiti non permettevano loro di giungere a un accordo con i creditori) ma soprattutto – la vera novità – ai consumatori.

Viene quindi introdotto un meccanismo, simile a quello in vigore da tempo negli Usa, che dà possibilità anche ai privati di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione del debito e arrivare alla “esdebitazione” definitiva, cioè a chiudere una volta per tutte i conti con i creditori. Un meccanismo simile al concordato preventivo, la procedura con cui l’imprenditore ricerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito o comunque per cercare di superare la crisi temporanea della sua azienda.

Ma con un vantaggio in più. Il consumatore ha a disposizione una procedura dedicata in base alla quale non è necessario l’accordo col creditore. Se non si trova una convergenza, basta che il debitore faccia predisporre (a sue spese) un “piano di ristrutturazione” da parte di un apposito organismo di composizione della crisi, un soggetto terzo che avrà la funzione di garante della fattibilità del piano stesso. Ma questi organismi devono appunto essere individuati con un decreto di cui si attende l’uscita.

Il piano per la ristrutturazione dei debiti dovrà poi essere depositato in tribunale (del luogo di residenza), allegando una relazione dettagliata con l’indicazione, fra l’altro, delle cause che hanno portato al sovraindebitamento. Il giudice, una volta verificata la regolarità e la fattibilità del piano, lo omologa rendendolo così obbligatorio per tutti i creditori. (A.D.M.)

Troppi debiti? La legge salva-famiglie c’è ma deve essere attua...