Torna il calcioscommesse. Giro d’affari da 90 miliardi

Su 69 Paesi asiatici, solo otto hanno un sistema regolamentato

Torna l’estate e, con lei, il calcioscommesse. L’inchiesta sulle partite truccate nella serie B italiana riaccende i riflettori su di un fenomeno radicato e dalle notevoli implicazioni economiche.

Un malaffare che in continua evoluzione. Tanto che, allo scoppio di ogni scandalo, muta modo di operare. Ora non si tratta più di puntare sui risultati finali, ma sui parziali, specialmente su un alto numero di gol. E su gare di campionati minori, con una bassa copertura da parte dei media.

Il fulcro del fenomeno è l’Asia. Non solo per la crescente passione legata sia al football sia al gioco d’azzardo, ma anche e soprattutto per i vuoti legislativi che agevolano il fenomeno. Su 69 Paesi asiatici, solo otto hanno un sistema regolamentato riguardo il gioco e le scommesse. Gli altri 57 basano il tutto su un sommerso che, solo nel 2010/11, ha prodotto un giro d’affari di 90 miliardi di dollari. Cifre valide (per difetto) anche oggigiorno.

I numeri provengono da uno studio elaborato da Agipronews e presentato da Patrick Jay, esperto della società di consulenza Regulus Partners. Si tratta di una piaga che, secondo il report, “ha trovato enorme sviluppo grazie alla forte connotazione tecnologica dei cittadini asiatici e il loro rapporto stretto con gli smartphone. Una tendenza che si coniuga alla perfezione con l’offerta di gioco – tra scommesse, lotterie e altro – concepita proprio per coloro che utilizzano il telefono come fosse un pc”.

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