Top manager: pessimi risultati e bonus milionari. Ecco i casi più eclatanti

Bonus e liquidazioni slegati dalle performance. Le remunerazioni dei top manager aumentano mentre si distrugge il valore per l'azionista

Difficilmente a scuola, una verifica lacunosa e zeppa d’errori poteva essere restituita dall’insegnante con un 10 e lode impresso sul foglio a protocollo. Eppure viviamo in un Paese che consente a un top manager di una società quotata in borsa di incassare ben 143 volte la media dei suoi sottoposti anche quando ha tinto di rosso i bilanci aziendali. In tempi di proclamata austerity, quando vengono chiesti pesanti sacrifici ai cittadini, sentir parlare di premi milionari, bonus e liquidazioni da favola è un paradosso difficile da digerire.

Il tema è tornato alla ribalta con l’approvazione in Svizzera di una legge che fissa un massimo alle retribuzioni e alle liquidazioni dei top manager (che ha fatto tremare i piani alti d’Europa).
Secondo i calcoli del network Ecgs (che raggruppa una serie di società di consulenza e ricerca indipendenti) i top manager delle grandi aziende italiane quotate di Borsa sono al quinto posto tra i più pagati d’Europa. La palma dei più pagati se la sono assicurata i chief executive officer britannici, seguiti da svizzeri, tedeschi, spagnoli e appunto, dai ceo tricolore. Ma salari, bonus e premi di risultato, compensi in azioni e stock options, e benefici di varia natura trovano riscontro nelle performance aziendali?  Purtroppo lo scollamento rispetto sia ai risultati di Borsa che di bilancio, in certi casi, è clamoroso.

Prendiamo il settore bancario. Ne parla Valentina Conte, in un recente articolo di Repubblica: "Per considerare le sole banche quotate, nel 2011 il loro utile netto si è ridotto di 26,3 miliardi e in Borsa hanno bruciato il 45% del loro valore. E invece, ci racconta lo studio della Uilca (la sezione della Uil dedicata al credito) i compensi dei ceo sono lievitati del 36,23% nel 2011 sull’anno prima, da 19 a 26 milioni (ultimo dato disponibile, a breve avremo i nuovi bilanci)".

Un recente studio di Frontis Governance (parte di Ecgs) che prende in esame le 38 società dell’indice Ftse Mib, rivela che il valore totale per gli azionisti, misurato come TSR (Total shareholder return, il ritorno complessivo dell’investimento per l’azionista) è risultato negativo del 19% mentre le remunerazioni medie dei più alti dirigenti delle società aumentate di oltre il 14%. La riduzione dei compensi fissi (-11% in media) è stata più che compensata dal balzo degli incentivi (bonus monetari più opzioni), aumentati del 45%. Ciò che colpisce è ancora l’assenza di una correlazione fra risultati e compensi.
In diversi casi, scrive Lorenzo Dilena su Linkiesta, "la remunerazione è aumentata mentre si è distrutto valore per l’azionista: Exor, Atlantia, Telecom, Unicredit, Mps, Prysmian, Bpm sono sono i casi più eclatanti, quelli dove maggiore è la differenza fra la variazione dei compensi (in milioni di euro) e variazione negativa (%) di valore per l’azionista. Exor, in particolare, a fronte di una remunerazione complessiva di oltre 6,3 milioni (più che quadruplicata) pagata al presidente-a.d. John Elkann ha distrutto valore per il 35,7 per cento. All’opposto, Pirelli ha creato valore, ma ha premiato in modo più che sproporzionato il suo presidente Tronchetti".(Guarda il grafico)

E le buonuscite non sono da meno. Ecco alcuni casi eclatanti dove trionfa il principio opposto alla meritocrazia:
Antonio Vigni, ed direttore generale del Monte dei Paschi di Siena, banca che nel 2011 chiude con una perdita consolidata di 4,68 miliardi, il cui titolo brucia il 65% del proprio valore, è diventato il banchiere più pagato d’Italia: 5,4 milioni di cui una buonuscita di 4.
Fausto Marchionni lascia la dirigenza di Fondiaria Sai con una liquidazione da 10 milioni e mezzo di euro, dopo che nel 2011 la società ha perso oltre l’83% in Borsa.
Jonella e Paolo Ligresti (rispettivamente presidente e presidente onorario) intascano 2,51 e 2,14 milioni nel 2011 con Fondiaria Sai in rosso di oltre un miliardo e mezzo in due anni.
Enzo Chiesa
, ex ceo di Bpm: 2,35 milioni, nonostante le difficoltà dell’istituto.
Pier Francesco Guarguaglini per nove ai verrtici di Finmeccanica, indagato per frode fiscale, è stato liquidato con 5 milioni di euro."Se uno pensa che Alessandro Profumo ne ha presi quaranta, non mi sembra che si possano fare dei paragoni" avrebbe detto Guarguaglini in un’intervista a Il Messaggero.

Top manager: pessimi risultati e bonus milionari. Ecco i casi più eclatanti
Top manager: pessimi risultati e bonus milionari. Ecco i casi più&nbs...