Tonno, un cibo pesante per l’ambiente. Ecco i voti di Greenpeace

L'industria del tonno in scatola ha una coscienza ambientale sporca. L'associazione ambientalista punta il dito sui marchi più dannosi

Buono ma da non consumare a scatola chiusa. Il tonno, il pesce in scatola più consumato al mondo, può risultare particolarmente indigesto. Non per i nostri stomaci ma per i nostri mari. E’ la denuncia di Greenpeace, senza dubbio un’autorità nella difesa dell’ecosistema marino (e non solo). Che in questo caso mette il naso nei piatti di milioni di consumatori e pubblica un rapporto dal titolo eloquente: “Tonno in trappola. Difendiamolo dalla pesca insostenibile“. Ma non si limita a un generico atto d’accusa: passa al setaccio le principali marche di tonno vendute in Italia e dà a ciascuna un voto di sostenibilità. E i risultati sono abbastanza sconfortanti.

La strage degli innocenti
La denuncia è chiara: la pubblicità cerca di far apparire la pesca al tonno come una pittoresca attività artigianale, ma in realtà si tratta di un settore alimentare tra i più industrializzati, responsabile di gravi impatti sugli oceani. Il tonno viene solitamente pescato con metodi che causano ogni anno la strage di altre specie, alcune delle quali a rischio di estinzione. Per ogni 10 kg di tonni catturati si pesca 1 kg di altri animali “indesiderati”, tra cui squali, mante, marlin e tartarughe marine. I rapporto lo dice con un’immagine suggestiva: “Insieme al tonno che finisce nelle tue scatolette, viene ucciso quasi l’intero cast di Alla ricerca di Nemo“.

A rischio la sopravvivenza del tonno
(e della scatoletta)

Questo tipo di pesca minaccia anche le stesse risorse da cui dipende. Ci dovrebbe sempre essere, cioè, un equilibrio nella quantità di pescato. Invece l’industria del tonno compie un iper-sfruttamento degli stock esistenti, soprattutto catturando gli esemplari giovani e quindi mettendo a rischio la riproduzione della specie.

A subire la pesca del tonno, infine, non è solo l’ambiente ma anche le popolazioni costiere alle quali giunge solo una piccola parte dei guadagni, mentre i mari vengono depredati da flotte straniere e dal fenomeno sempre più diffuso della pesca illegale.

Marche italiane, molta strada da fare
Tutti problemi che non sembrano toccare molto le aziende produttrici. In verità con differenze anche sostanziali tra di loro. Greenpeace ha condotto un’indagine sulla sostenibilità delle scatolette di tonno vendute nel nostro paese, inviando un questionario molto articolato a 14 aziende che coprono più dell’80% del mercato nazionale. Ecco i risultati su una scala da 0 (il peggiore) a 10 (il migliore):

Coop: 4,7
Asdomar: 4,5
Mareblu: 4,4
Carrefour: 2,5
Auchan: 2
Riomare: 1,9
San Cusumano: 1,9
Esselunga: 1,8
Callipo: 1,3
Maruzzella: 1,2
Conad: 1
Nostromo: 0,8
Mareaperto – Star: 0
Consorcio: 0

Tutte le aziende sono molto lontane dai pieni voti. Ma mentre le prime tre (Coop, Asdomar e Mareblu) rientrano nella categoria “Ci siamo quasi“, per tutte le altre il giudizio globale è “Non ci siamo!“. Le due marche che hanno ottenuto il punteggio 0 (Mareaperto e Consorcio) non hanno risposto al questionario. Per ogni giudizio Greenpeace fornisce una spiegazione dettagliata. Da ricordare davanti al bancone del supermercato. (A.D.M.)

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