Tobin tax: in Europa si torna a parlare della tassa anti-speculatori

E' la tassa sulle transazioni finanziarie e serve a impedire le manovre speculative. Basterebbe prelevare 50 centesimi ogni 1.000 euro scambiati per produrre un gettito di 300 miliardi da investire in ecologia e sviluppo

Nel vasto e odiato panorama delle tasse ce n’è una che si distingue. Innanzitutto è una tassa pensata e mai applicata. Su di essa sono state fatte grandi battaglie e manifestazioni di piazza: non per abolirla, appunto, ma per introdurla. Sarebbe anche una tassa “ad alta efficienza“, nel senso che peserebbe pochissimo sul contribuente e produrrebbe un gettito enorme. Infine sarebbe una tassa “globale” che può esistere solo se applicata da tutti i paesi, almeno quelli europei.

Stiamo parlando della Tobin tax, la tassa sulle transazioni valutarie. Il Parlamento Europeo ne ha appena proposto l’introduzione nei paesi Ue, in una versione allargata alle transazioni finanziarie (Ttf). La motivazione è sacrosanta: le speculazioni finanziarie sono state all’origine della crisi e ora il settore deve farsi carico almeno in parte dei costi della ripresa. La Ttf potrebbe portare 300 miliardi nelle casse europee, da investire in ecologia e sviluppo.

Che cos’è la Tobin tax

Si tratta della proposta di un prelievo fiscale su tutte le transazioni (compravendita) di valuta o di altri prodotti finanziari come azioni o strumenti derivati che avvengono nel mondo. Deve il suo nome all’economista americano premio Nobel James Tobin, che la propose nel 1972.

Si basa sul fatto che le transazioni a breve termine (per esempio comprare valuta estera e rivenderla poco dopo a puro scopo speculativo) rendono instabili i prezzi. Questo si riflette anche nel lungo termine, determinando una volatilità dei tassi di cambio e grandi variazioni nei prezzi delle azioni, con gravi danni per il mercato finanziario. Basti pensare a quello che è successo in Italia nel 1992, quando la nostra valuta fu sottoposta ad un feroce attacco speculativo. Il governo fu costretto a svalutare la lira del 30% e ci fu bisogno di due manovre finanziarie “lacrime e sangue” per 10.000 miliardi di lire.

Una tassa su queste transazioni a breve termine scoraggerebbe le speculazioni-lampo degli operatori ad alta frequenza, come banche di investimento e hedge fund, contribuendo a una maggiore stabilità del mercato. Ne sarebbero esenti i comuni consumatori che cambiano valuta per andare in vacanza.

Basterebbe un’aliquota minima tra lo 0,05 e l’1%. Secondo Stephan Schulmeister, esperto dell’Istituto austriaco per la ricerca economica, lo 0,05% di tassazione – 50 centesimi ogni 1.000 euro scambiati – porterebbe 300 miliardi di euro nelle casse dell’Unione europea.

Un cane da guardia per gli speculatori

Secondo i suoi sostenitori – tra cui l’associazione Attac (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l’aiuto dei cittadini) – la Tobin tax agirebbe a due livelli e avrebbe due funzioni:

in condizioni fisiologiche (di normali transazioni di mercato) sarebbe applicata a questo tasso molto basso, producendo un gettito destinato a finanziare lo sviluppo internazionale;

in condizioni patologiche (in caso di attacco speculativo con drammatiche oscillazioni dei prezzi) il tasso d’imposta aumenterebbe in modo automatico fino al 20% per rendere svantaggioso per i soggetti finanziari continuare a commerciare su quella valuta.

Una tassa mondiale

Una tassa di questo tipo, per la sua stessa natura, non può essere applicata da una sola nazione. Per questo il Parlamento europeo sta pensando di introdurla a livello continentale. La crisi sta facendo cambiare idea allo stesso Fondo Monetario Internazionale, da sempre contrario a tassare le transazioni finanziarie e che ora riconosce il bisogno di mettere dei paletti ai flussi di capitali. Le bolle speculative non potranno forse essere scongiurate del tutto ma almeno chi si arricchisce in questo modo contribuirà, suo malgrado, anche al benessere comune. (A.D.M.)

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