Titoli di Stato: scendono i tassi, l’Italia risparmia 55 miliardi in tre anni

L’allentamento delle tensioni sui mercati vale come più di una manovra finanziaria. Ma la crisi non è finita

Da novembre lo spread (cioè il differenziale tra tassi di rendimento) tra Bund tedesco e Btp sta scendendo dalla quota 575 agli attuali 314 punti. E anche i tassi decennali si sono abbassati sotto la soglia del 5%.
Sono segnali di una credibilità riacquistata dal Pase e dal governo Monti, tanto che l’agenzia di rating Standard & Poor’s potrebbe assegnare nuovamente la “A”, ovvero il club degli Stati più affidabili.

L’andamento dei mercati vale molto di più di una Finanziaria, con questi rendimenti Roma pagherà nei prossimi tre anni 55 miliardi di interessi in meno rispetto alle stime di novembre.

Naturalmente la crisi è ben lontana da essere superata, le tensioni sui mercati restano, così come l’incertezza.
Intanto godiamoci il miglioramento fatta dalla credibilità del governo Monti, ma anche dalla pioggia di liquidità a costo (quasi) zero garantita dalla Bce: i titoli a dieci anni tricolori rendono il 4,92% e il recupero c’è stato su tutte le scadenze.
Le buone notizie sui tassi interessano anche chi è sottoscrittore di un mutuo a tasso variabile. Dopo la crescita dei mesi scorsi – seppure assolutamente modesta, attorno al 1,5% – l’Euribor a tre mesi sceso al di sotto dell’1%. Per un mutuo a tasso variabile 20 anni su una cifra vicina ai 130 milioni, il risparmio medio può essere calcolato in 300 euro l’anno circa. Non così bene va per chi intende aprire un mutuo, perché nonostante il basso costo del denaro, devo scontare gli altri spread degli istituti di credito, attestati attorno al 3,5%

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